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Difesa europea: ancora non ci siamo!


Il più grande progetto di difesa in Europa, il Future Combat Air System, fatica ad avanzare: le trattative tra Francia, Spagna e Germania non vanno come previsto...

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.

La Ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, la Ministra della Difesa francese Florence Parly e il Ministro della Difesa spagnolo Angel Olivares Ramirez firmano i contratti per la prossima fase di sviluppo del Future Combat Air System, a Parigi, Francia, 20 febbraio 2020. REUTERS/Charles Platiau

Le trattative tra Francia, Germania e Spagna per l’avanzamento del Future Combat Air System (FCAS), il più grande progetto di difesa in Europa, procedono tra qualche difficoltà.

Il FCAS è un vasto sistema di combattimento aereo che comprende lo sviluppo di caccia di sesta generazione, droni, un sistema d’arma innovativo, tecnologie stealth, un nuovo tipo di motore e un’architettura cloud per il controllo da remoto degli apparecchi volanti. Il progetto risale al 2017, promosso dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel e dal Presidente francese Emmanuel Macron; la Spagna si è aggiunta in seguito, nel 2019. Tra le aziende coinvolte ci sono la tedesca Airbus, la francese Dassault Aviation, la spagnola Indra Sistemas e l’europea MBDA (nata nel 2001 con il contributo della società italiana Leonardo).

Sul sito di Airbus si parla del FCAS come di uno “strumento chiave per garantire la futura autonomia e sovranità europea nella difesa e nella sicurezza”. Il progetto ha costi stimati per oltre 100 miliardi di euro, che potrebbero però aumentare ancora. Secondo fonti sentite da Reuters, infatti, si starebbe pensando di realizzare due dimostratori e non uno soltanto. Mancherebbe anche un accordo tra i Governi di Parigi, Berlino e Madrid sui diritti di proprietà intellettuale e sulla ripartizione dei carichi di lavoro.

A che punto sono le trattative

La Francia è restia all’idea di far accedere terze parti al suo know-how militare e nucleare: con l’uscita del Regno Unito, il Paese è l’unico membro dell’Unione europea a disporre di armi nucleari. La Germania vorrebbe invece ottenere la possibilità di riutilizzare per iniziative proprie le tecnologie sviluppate insieme ai francesi. E vorrebbe, per Airbus, una quota di partecipazione industriale al progetto più equa. La suddivisione del lavoro con Dassault si è ulteriormente complicata con l’ingresso delle aziende spagnole.

La proposta di due dimostratori diversi permetterebbe di mettere in evidenza entrambi gli aspetti del sistema FCAS, che prevede aeromobili sia con che senza pilota. Stando alla tabella di marcia, i test di volo dovrebbero iniziare nel 2026, e l’intero sistema dovrebbe entrare in servizio nel 2040. I caccia di nuova generazione andranno a sostituire i Rafale utilizzati dalle forze armate francesi e gli Eurofighter Typhoon in dotazione all’aeronautica tedesca e spagnola. Non è chiaro tuttavia quando verrà rilasciata la prossima fetta di pagamenti – almeno 5 miliardi di euro – che servirà a far avanzare il progetto.

Un funzionario francese si è lamentato con Reuters della scarsa propensione della Germania a partecipare a operazioni militari all’estero. Ha detto che la cooperazione sulla difesa con il Regno Unito sarebbe “molto più semplice”, perché Parigi e Londra condividono “la stessa cultura militare”. Il Regno Unito sta intanto lavorando insieme all’Italia (è coinvolta Leonardo) e alla Svezia al progetto Tempest, per lo sviluppo di caccia di sesta generazione che dovrebbero essere pronti per il 2035.

Ad alimentare i contrasti tra Francia e Germania ci sono anche le divisioni circa l’ammodernamento dell’elicottero d’attacco Tiger, per 5,5 miliardi di euro: Parigi vorrebbe procedere, mentre Berlino non è altrettanto convinta.

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