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Dimenticare il posto fisso in Europa. E in Italia

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Il posto fisso non esiste più, i giovani soprattutto devono abituarsi, secondo quanto ripetono in tanti e da più parti ormai da anni. In Europa un lavoratore su dieci ha un contratto temporaneo, anche se ne preferirebbe uno a tempo indeterminato. I dati di una ricerca di Eurofound  ce lo confermano: tra il 2001 e il 2012 il numero dei lavoratori temporanei in Europa è cresciuto del 25% mentre le occupazioni a tempo indeterminato solo del 7%. Tra i paesi dove sono aumentati maggiormente, troviamo l’Italia.

 

I lavori temporanei crescono in Europa

Se i contratti temporanei aiutano i datori di lavoro a fronteggiare la propria richiesta di lavoro, dall’altra creano una condizione di insicurezza e con retribuzioni inferiori per i gli impiegati.

La crescita del lavoro temporaneo  è il risultato , sostiene la ricerca, di riforme che hanno diminuito la protezione legislativa del lavoro e dato ai datori di lavoro gli strumenti per una maggiore flessibilità e la possibilità di adattare le proprie forze lavoro alle circostanze del momento e riducendo i costi.

La crescita di occupazione precaria tra il 2001 e il 2012 si è verificata in particolare in cinque paesi europei : la Polonia che è arrivata a due milioni di lavoratori temporanei, la Germania a 1.1 milioni , l’Italia 900 mila, la Francia 400mila, l’Olanda 300mila. Nello stesso periodo preso in esame, la Spagna ha perso quasi un milione di lavoratori temporanei e l’Inghilterra quasi 140mila. Con la crisi economica del 2008 molti datori di lavoro hanno deciso di non rinnovare i contratti temporanei.  Appena passato il picco della crisi, i lavoratori temporanei sono risultati tra le opzioni più convenienti: tra il 2010 e il 2012 la metà dei nuovi assunti aveva un contratto determinato. In Spagna e in Polonia addirittura l’80%. Nel 2012 nell’Europa a 27 paesi il 13% dei lavori era temporaneo, a fronte dell’11% nel 2001. I numeri variano all’interno dell’Ue, nel 2012 i lavoratori con contratti di breve periodo erano oltre un  quarto in Polonia e oltre un quinto in Spagna e Portogallo. Mentre in Bulgaria ,Lettonia, Estonia , Lituania e Romania.

Lavoratore temporaneo: uno status involontario

Essere lavoratori con contratti di breve durata, con condizioni di incertezza e retribuzioni inferiori, non è certo una scelta, almeno non lo è per il 64% dei lavoratori che non riescono a trovare contratti  indeterminati. Non è facile però, ricorda Eurofound, lasciarsi alle spalle un contratto di breve durata. Tra il 2011 e il 2012 solo uno su cinque di coloro che avevano un contratto temporaneo è riuscito a fare questa transizione. La stessa percentuale più o meno di lavoratori è passata a non avere un’occupazione e solo il 7% è riuscito ad ottenere un contratto a tempo indeterminato. Avere un contratto temporaneo non è vantaggioso nemmeno per quanto riguarda lo stipendio: si ricevono paghe inferiori rispetto ai colleghi con contratti di lunga durata, un gap del 19% almeno in 19 paesi Ue, secondo un’analisi di Eurofound sui dati di Structure of Earnings Survey (SES).

Nelle imprese si è registrato un gap nelle retribuzioni del 14% rispetto alla media , differenza che esiste sia all’interno della stessa azienda che tra diverse aziende a seconda del tipo di contratto , se determinato o indeterminato tra colleghi con gli stessi ruoli.

In generale, i lavoratori temporanei vengono assunti soprattutto in aziende con livelli salariali inferiori.

Eurofound identifica un mercato del lavoro frammentato, due diversi livelli, che sono purtroppo facilmente immaginabili  : da una parte i lavoratori temporanei senza garanzie, che vivono in condizioni di incertezza lavorativa, prospettive più scarse e salari inferiori, dall’altra chi ha contratti indeterminati con livelli di garanzie più elevati, che gode di una sicurezza lavorativa, di stipendi più elevati e ha davanti a sé la prospettiva di una progressione lavorativa.

La sfida è far incontrare questi due mondi e cercare una soluzione di equità tra i lavoratori, ma anche tra chi è dentro il mercato del lavoro e chi fatica a entrarci, in un divario crescente anche tra diverse generazioni e diverse garanzie.

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