Dimmi in chi credi e ti dirò cosa mangi


Fede e cibo, un connubio che risale all'alba dei tempi. Numerose regole alimentari religiose guidano i fedeli di gran parte del pianeta nella pratica più radicata della vita quotidiana: preparare e consumare i pasti.

Fede e cibo, un connubio che risale all’alba dei tempi. Numerose regole alimentari religiose guidano i fedeli di gran parte del pianeta nella pratica più radicata della vita quotidiana: preparare e consumare i pasti.

Questo antico connubio fra cibo e religione poggia su un sistema complesso di ragioni e convinzioni, basato sull’analogia fra il nutrimento terreno e quello spirituale, fra la purezza di ciò che viene ingerito e quella dell’anima.

Molte religioni classificano i cibi in leciti e vietati. Seguendo il principio di ahimsa, la non-violenza, buddisti e induisti non devono uccidere animali e sono quindi vegetariani.

Gli ebrei devono mangiare kosher, astenersi da alcuni alimenti fra i quali il maiale, ma anche seguire regole articolate di preparazione del cibo.

I musulmani possono mangiare soltanto cibo halal (lecito) e devono rispettare non pochi divieti (haram), che vedono al primo posto il maiale e l’alcool. Se il cristiano gode di una grande libertà, molti cattolici rispettano l’astensione dalla carne tutti i venerdì dell’anno e il Mercoledì delle Ceneri.

La maggior parte delle religioni prescrive inoltre di nutrirsi con moderazione: non a caso la gola è uno dei sette peccati capitali, mentre l’ingordigia è considerata nell’islam come riprovevole. Un discorso a parte meritano le pratiche di digiuno.

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