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Roma rientra nel direttorio Ue

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L'accordo con Francia a Germania per una soluzione politica della crisi libica segna una svolta in un'Europa divisa e indifferente

La Cancelliera tedesca Angela Merkel dà il benvenuto al Primo Ministro italiano Giuseppe Conte alla Cancelleria di Berlino, Germania, 19 novembre 2019. REUTERS/Fabrizio Bensch

Sempre, costantemente in bilico sullo sportello del vagone di testa franco-tedesco dell’Unione Europea (a seconda del livello più o meno accettabile di europeismo dei nostri Governi) almeno questa volta l’Italia si è seduta in un “direttorio” a tre – Parigi, Berlino, Roma – ma su una poltrona di prima classe. Merito della sua competenza diretta nella materia trattata, ossia la crisi libica.

È stato il premier Giuseppe Conte a chiedere che a margine del Consiglio Europeo di Bruxelles ci fosse un momento di incontro con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron per discutere le ultime novità della crisi libica, le prove di forza di Haftar e soprattutto il ruolo di Mosca e Ankara.

Il deteriorarsi della situazione ha imposto l’incontro che, pur non spostando gli equilibri di un conflitto per procura che si trascina da mesi tra vicende alterne, ha segnato però un punto fermo nella politica estera europea nei confronti del Mediterraneo. L’accordo a tre Francia, Germania e Italia (con Londra informata) per la soluzione politica della crisi, la necessità di un cessate il fuoco e la convocazione a breve di una conferenza a Berlino segna infatti una svolta in un’Europa indifferente e divisa ma soprattutto consegna un avviso chiaro a quei Paesi che stavano scommettendo sulla destabilizzazione della Libia. E che, grazie all’impotenza europea pensavano di spartirsi le spoglie (e forse anche il petrolio) del Paese lacerato. I due destinatari principali del messaggio sono, da una parte, la Russia di Putin, che con i suoi mercenari controlla il generale Haftar, e la Turchia di Erdogan, che difende Serraj con i droni ma che ha già imposto a Tripoli un accordo sui confini marittimi e la zona economica speciale in cambio di nuove forniture militari.

Le ambizioni egemoniche di Mosca e Ankara sul Mediterraneo orientale trovano però ora sul loro percorso un ostacolo invalicabile. Sanno che l’operazione, per loro, non sarà più a costo zero perché l’Unione Europea non accetterà più di restare fuori dai giochi nella soluzione di una crisi che si sta svolgendo nel suo stesso “giardino di casa”.

Il linguaggio diplomatico dell’incontro ammorbidisce necessariamente il warning a Mosca e Ankara. Roma, Parigi e Berlino “esortano tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari, a impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un credibile negoziato sotto l’egida delle Nazioni Unite”. E i tre leader ribadiscono “il loro pieno sostegno all’Onu e all’azione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, poiché pace e stabilità durevoli in Libia sono perseguibili solo attraverso una soluzione politica”. I leader riaffermano anche la loro determinazione a lavorare per il successo della Conferenza di Berlino, “che si dovrà tenere senza ulteriore ritardo”.

C’è solo da sperare che ora la sintonia ritrovata tra Conte, Merkel e Macron sulla Libia possa essere confermata anche in nuovi “direttorii” per altri dossier sensibili, da quello economico a quello sui migranti sui quali l’Italia è stata messa troppe volte fuori dalla porta.

@pelosigerardo

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