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ITALIA CHIAMA EUROPA

Draghi in Parlamento: l’euro è irreversibile

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Un discorso di poco meno di un’ora: i giovani al centro dell’attenzione, finalmente

Il nuovo Primo Ministro italiano Mario Draghi alla Camera, Roma, 18 febbraio 2021. Filippo Monteforte/Pool via REUTERS

Con 262 voti a favore, 40 contrari e 2 astenuti, Mario Draghi ha ottenuto ieri in Senato la fiducia, nel primo dei due passaggi parlamentari che porteranno all’insediamento del Governo nominato la scorsa settimana. In poco meno di un’ora il neo premier ha illustrato in aula il programma del suo esecutivo che ha definito “il Governo del Paese”.

Le sue prime parole sono state per quei cittadini che la pandemia ha colpito più duramente “tutti coloro che soffrono per la crisi economica, coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari”. Il virus è il nemico di tutti – dice Draghi – e quella che stiamo vivendo è una trincea.

L’emergenza sanitaria è stata al centro di tutto il suo discorso. Ventidue volte, in un’ora scarsa, Draghi ha pronunciato la parola pandemia. Ne ha parlato riferendosi alla necessità di rafforzamento del piano vaccinale – “la nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente” – e quando ha sottolineato l’urgenza di una riforma sanitaria. Per il nuovo premier la “casa” dei pazienti deve diventare il “principale luogo di cura”. La trincea ospedaliera ha retto, ma adesso bisogna affiancarle una “rete di servizi di base” che funzionino.

Draghi ha parlato poi di “ricostruzione” e “spirito repubblicano”, e ha aggiunto che “l’unità non è un’opzione ma un dovere”, così come l’abbraccio con l’Europa: “Sostenere questo Governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro”, con buona pace del quasi neo-europeista Salvini.

Gli elementi chiave per rilanciare il Paese sono per Draghi sviluppo ambientale sostenibile, protezione del lavoro, scuola, riforma della giustizia. Una parte importante del suo discorso è stata dedicata al cambiamento climatico e al riscaldamento globale e al concetto di “transizione ecologica”. “Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”, ha detto il neo premier collegando la questione ambientale allo sviluppo economico e avvertendo che i modelli di crescita utilizzati fino a questo momento dovranno cambiare: “La scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.

Il passaggio più bello del suo discorso è però quello che rivolge ai giovani: “Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura… È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli a emigrare…”

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L'AUTORE

Ilaria Sbarigia

Documentarista appassionata di geopolitica e di storia.
GUALA