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Con Draghi, Italia protagonista Ue

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Con Draghi il lavoro dell’esecutivo potrà riprendere su emergenza sanitaria ed economica, ma non solo: l’Italia sarà in prima fila con gli Usa sui dossier Cina, Russia, vaccini e Mediterraneo

L’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi incontra il Presidente italiano Sergio Mattarella al Quirinale a Roma, 3 febbraio 2021. Francesco Ammendola/Palazzo presidenziale via REUTERS

È una storia che abbiamo vissuto tante altre volte. Ma dalla quale non riusciamo a trarre gli insegnamenti necessari. Storia che sembra tatuata nel Dna del nostro Paese. Una politica senza visione e responsabilità che appicca il fuoco al Palazzo, porta il Paese sull’orlo del baratro e poi, incapace di spegnere l’incendio, si arrende all’evidenza ed è costretta a passare la mano alla “riserva della Repubblica”, ai “tecnici di alto profilo”.

È successo nel ’93 dopo Tangentopoli e la svalutazione della lira con Carlo Azeglio Ciampi. È successo poi con Dini dopo il primo Governo Berlusconi. E poi anche nel 2001 con Kissinger e Agnelli a “consigliare” Berlusconi di far salire a bordo da Ministro degli Eteri Renato Ruggiero per rendere quell’esecutivo un po’ meno “unfit”. Fino al dicembre 2011 con lo spread sopra 500 punti quando il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve le telefonate della Cancelliera Merkel preoccupata dal fatto che durante i Consigli europei Silvio Berlusconi era preda di sonni improvvisi. Con il successivo warning: “se dopo la Grecia crolla l’Italia, crolla anche l’euro”. Napolitano sfodera dal cilindro Mario Monti, lo nomina senatore a vita ed evita la trojka per l’Italia. Al 90% tutti votano in Parlamento il suo programma di lacrime e sangue tranne dopo pochi mesi rinnegarlo sbeffeggiandone l’esordio alle successive elezioni che – detto per inciso – avrà pure fatto irritare Napolitano ma drenò quei voti del centro impedendo a Berlusconi di tornare a Palazzo Chigi.

E siamo all’oggi, all’avvocato del popolo Giuseppe Conte che si stava incartando in un Recovery Plan senza l’adeguato corredo di riforme richieste da Bruxelles e senza una governance adeguata. Cosicché il tavolo fatto saltare da Renzi avrebbe di fatto solo accelerato la segreta ambizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che da mesi registrava segnali preoccupanti sull’estrema debolezza del Piano italiano di Ripresa e Resilienza e già pensava all’ex Presidente della Bce per rimettere in carreggiata un Paese sfinito dalla pandemia e dalla crisi economica.

La costruzione del consenso intorno a Mario Draghi sconta evidentemente in queste ore anche l’incapacità delle forze politiche di riconoscere fino in fondo i propri errori fino a nascondere divisioni interne e ripensamenti. Ma i numeri dovrebbero esserci, e se tutto andrà in porto come si spera, in poche settimane il lavoro dell’esecutivo potrà riprendere sui due filoni cruciali: emergenza sanitaria ed emergenza economica. Sono due aspetti della stessa medaglia e Draghi sa bene come gestirne gli effetti.

I rapporti con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen così come con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e con il Presidente francese Emmanuel Macron non hanno bisogno di intermediazioni diplomatiche: sono diretti e in alcuni casi quasi amichevoli. Sarà molto difficile per le cancellerie europee “juniorizzare” il nostro Paese e relegarlo al ruolo di comprimario sui grandi dossier continentali e globali. Il Draghi “politico” saprà utilizzare al meglio la prima presidenza italiana del G20 e il Global Health Summit del 21 maggio per rimettere l’Italia tra i grandi attori globali e al fianco della nuova amministrazione americana di Joe Biden su dossier centrali che si chiamano ricerca congiunta sui vaccini e lotta alla pandemia, competizione con la Cina, dialogo critico con la Russia sui diritti umani, gestione delle crisi nel Mediterraneo allargato su stabilità politica, democrazia e controllo dei flussi migratori, lotta al terrorismo fondamentalista e sfida dei cambiamenti climatici.

Insomma nel direttorio europeo quello strapuntino di solito riservato all’Italia potrebbe trasformarsi – e rapidamente – in una poltrona di prima fila.

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA