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Coronavirus, dramma Iran

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Il Paese nella morsa del Covid-19 e delle sanzioni degli Stati Uniti che impediscono l’approvvigionamento di materiale sanitario. La Russia: “Politiche disumane quelle di Washington”

Una donna tiene manifesti durante una protesta contro le sanzioni all'Iran che bloccano il materiale sanitario necessario a curare il coronavirus

Una protesta contro il ruolo che le sanzioni statunitensi svolgono sull’Iran e l’esacerbazione della malattia da coronavirus (Covid-19) in tutto il mondo, a Washington, Stati Uniti, 11 marzo 2020. REUTERS/Carlos Barria

L’Iran potrebbe arrivare alla drammatica cifra di 4 milioni di persone infette da coronavirus e, di queste, 3,5 milioni rischiano di non superare l’infezione. La spaventosa stima è stata data tramite i canali della tv di Stato iraniana da Afruz Eslami, medico e giornalista dell’emittente, la quale ha citato uno studio realizzato dalla Sharif University of Technology di Teheran. L’Iran non ha ancora approntato alcuna regolamentazione sugli spostamenti dei cittadini così come avvenuto in Cina, Italia e ora in Spagna, Stati Uniti, Germania e Francia.

Per la prima volta dalla diffusione del coronavirus nel Paese, vengono spiegate le reali conseguenze che avrebbe la diffusione incontrollata del virus. “Se la gente inizierà a cooperare d’ora in poi, potremmo fermarci a 12mila morti. Se la collaborazione dei cittadini fosse media, si arriverebbe a 300mila contagi e 110mila decessi”. Ma senza specifici obblighi e controlli a tappeto, difficilmente sarà fermata l’ondata di contagi.

Fonti di eastwest spiegano che la popolazione iraniana non crede ai dati sul Covid-19 forniti dalle autorità, che sarebbero più bassi della realtà. Secondo le statistiche ufficiali, più di 16mila persone sono state colpite dal virus; di queste, i deceduti arrivano a 1000 circa, con più di 5mila guariti. Si pensa, infatti, che i decessi per coronavirus vengano inseriti in altre statistiche per non alimentare il malcontento della popolazione. Ma, da quanto si apprende, numerosi cittadini iraniani sono scesi per le strade persino nella giornata di ieri per i festeggiamenti di Chahar-Shanbeh Soori, la festa del fuoco che tradizionalmente si svolge il martedì precedente al Nowruz, il capodanno iraniano che avrà luogo il 20 marzo.

Nonostante le raccomandazioni e gli appelli della Guida Suprema Ali Khamenei a evitare gli spostamenti, ancora oggi milioni di persone si muovono per andare a lavoro, con pochi casi permessi di smart working. L’unica misura ufficiale di quarantena è stata imposta agli istituti scolastici, chiusi ormai da 3 settimane. È stato, inoltre, disposto il rilascio momentaneo di 85mila detenuti, compresi i carcerati politici come richiesto dall’Onu il 10 marzo. “È dovere di tutti osservare le linee guida del Comitato Nazionale per la lotta al coronavirus e del Ministero della Salute, supportate da valori scientifici, religiosi e umanitari. È questo che trasforma le tragedie in benedizioni e i pericoli in opportunità”, ha scritto Khamenei su Twitter.

Ma la polemica politica è alle stelle e riguarda, ancora una volta, il rapporto con gli Stati Uniti. Dall’abbandono di Washington dell’accordo sul nucleare, il JCPoA, sono state imposte pesanti sanzioni all’Iran che colpiscono anche la possibilità d’approvvigionamento medico. Il 12 marzo Javad Zarif, Ministro degli Esteri, ha pubblicato una lista di materiali necessari al Paese, tra cui i respiratori, membrane per l’ossigenazione, maschere protettive. Nella giornata di ieri Zarif ha scritto che “è immorale osservare le sanzioni degli Usa, che letteralmente uccidono persone innocenti”.

L’Iran ha inviato una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per chiedere la rimozione delle misure che affliggono il Paese. Il Ministro degli Esteri ha, inoltre, parlato con la sua controparte britannica, Dominic Raab, spiegandogli la situazione sul campo e invitandolo a intercedere per la rimozione delle sanzioni. Zarif ha ringraziato la Gran Bretagna, la Francia, la Germania (i tre Stati firmatari dell’accordo sul nucleare) e l’Unione europea per gli aiuti inviati per la lotta al Covid-19.

Mosca, intanto, solidarizza con Teheran. Il Ministero degli Esteri della Russia, si apprende in una nota diffusa alla stampa, ritiene che le sanzioni statunitensi sull’Iran sono illegali e che “la campagna di massima pressione” voluta da Donald Trump “è un potente ostacolo alla lotta dell’infezione. La causa delle numerosi morti non sono da ricercare nella sola malattia, ma anche nella deliberata scelta degli Stati Uniti di ostacolare la resistenza al coronavirus”. Il Ministero guidato da Sergej Lavrov ha inoltre affermato che “le misure restrittive imposte dagli Stati Uniti sono disumane, creano profondo disappunto, allarme e forte preoccupazione. La pandemia” — prosegue la nota — “non lascia spazio alle diatribe geopolitiche”.

@melonimatteo

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