È giallo sullo Stato Islamico in Pakistan


L'effetto “Stato Islamico” sembra ormai aver colpito anche il Pakistan: graffiti sui muri delle principali città del Paese; volantini inneggianti al Daish e al Califfo; gruppi più o meno noti, in fila per esprimere il proprio sostegno allo Stato Islamico (SI), così da ottenere maggiore visibilità a livello internazionale.

L’effetto “Stato Islamico” sembra ormai aver colpito anche il Pakistan: graffiti sui muri delle principali città del Paese; volantini inneggianti al Daish e al Califfo; gruppi più o meno noti, in fila per esprimere il proprio sostegno allo Stato Islamico (SI), così da ottenere maggiore visibilità a livello internazionale.

 

 A man takes a nap next to a poster of Osama bin Laden at the Chauburji monument in Lahore May 13, 2011. The message written on the posters read:

Il 31 ottobre, il governo provinciale del Belucistan ha trasmesso al governo federale e alle principali agenzie nazionali di sicurezza un “rapporto informativo riservato”, in cui evidenziava una significativa intensificazione delle attività del SI nel Paese. In particolare, nella relazione si sosteneva che il gruppo avrebbe reclutato tra i 10.000 e i 12.000 sostenitori nel distretto di Hangu (provincia del Khyber Pakhtunkhwa, KP) e nell’agenzia tribale di Khurram (nelle FATA, Federally Administered Tribal Areas), zone entrambe caratterizzate da alti livelli di tensione tra sunniti e sciiti, che, negli anni scorsi, è spesso sfociata in episodi di violenza.

Il rapporto afferma, inoltre, che lo Stato Islamico starebbe tentando di stabilire un’alleanza con alcune formazioni terroristiche locali, la più nota delle quali è Lashkar-e-Jangvi (LeJ), responsabile di numerosi attentati ai danni degli sciiti nel recente passato. Secondo questa stessa relazione, il gruppo guidato da Abu Bakr al-Baghdadi avrebbe formato una sorta di “unità di pianificazione strategica”, composta da dieci membri, il cui scopo sarebbe quello di organizzare le attività nel Paese, intensificando le attività di reclutamento e progettando attacchi contro minoranze religiose, installazioni militari nel KP e le forze di sicurezza impegnate nelle operazioni anti-terrorismo in corso proprio nel KP e nelle FATA.

L’8 novembre, le autorità provinciali hanno, tuttavia, smentito il contenuto del rapporto, dichiarando che si tratta di un’attività di routine e che nel Belucistan non è stata, al momento, rilevata la presenza di membri o di simpatizzanti dello Stato Islamico. Smentita ribadita, l’11 novembre, dal Ministro degli Interni, Chaudhry Nisar Ali Khan, il quale ha dichiarato “nessuna organizzazione con questo nome esiste in Pakistan”.

Eppure, la relazione confidenziale trasmessa dalle autorità del Belucistan non è la prima a mettere in guardia da una crescente penetrazione dello Stato Islamico nel Paese.

Il 9 ottobre, in un rapporto di intelligence presentato al corpo paramilitare dei Rangers e all’Home Department della provincia del Sind, si affermava che un leader uzbeko del SI, Walid al-Ama, avrebbe offerto ad Abid Kahut, un pakistano di Kahuta (distretto di Rawalpindi), di guidare le operazioni del gruppo nel Paese. Secondo quanto dichiarato nel rapporto, oltre a designare un possibile leader, il SI avrebbe individuato nella località di Raiwind, nei pressi di Lahore (provincia del Punjab), una possibile sede per il quartier generale del gruppo.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

La variante sudafricana non esiste!

La Pop Art e la critica del sistema

Prezzi dell’energia: una politica per soluzioni durature

Usa, il Pentagono indaga sugli UFO

Autodistruzione imperiale