n.13 febbraio 2007

Sfogliando questo numero di east, i lettori si accorgeranno subito di due cose. La prima è che tutta la rivista è stampata a colori.

La seconda è che abbiamo abbondantemente sfondato il muro delle 200pagine. Sono entrambi segnali di uno stato di salute soddisfacente. La rivista guadagna consenso e rispetto negli ambienti della cultura, dell’economia, della politica e dell’informazione. Le vendite sono stabili inedicola, dove il meccanismo trainante è quello, assai costoso, della pubblicità, ma crescono in libreria e soprattutto in abbonamento.

Da qui la scelta di passare al ”full colour” e di non sacrificare contenuti lesinando sulla carta. Sono molti gli esempi che vanno in tale direzione. Il Dossier sull’India, che offre uno spaccato non conformistico della seconda potenza asiatica emergente. L’analisi dei “campioni d’Europa”, i grandi gruppi a dimensione continentale che si stanno costituendo nell’industria, nella finanza e nei servizi. L’inchiesta sui difficili rapporti fra Stato e Chiesa sotto i regimi comunisti. Il focus sui problemi politici di Vladimir Putin alla vigilia di una lunga e decisiva stagioneelettorale.

Prosegue poi la riflessione sulla “laicità”, a cui abbiamo dedicato il Dossier del n. 12. Due i contributi: l’editoriale di Massimo Cacciari e l’intervista a Piergiorgio Odifreddi, matematico e pensatore decisamente fuori dagli schemi.

Infine, due citazioni. La prima per il portfolio fotografico di Randa Mirza sul Libano. Immagini di vita quotidiana in una città in guerra, immagini di una straordinaria forza evocativa. La seconda per il reportage sui Rom dell’ex Jugoslavia, con parole e immagini di Monika Bulaj.

Buona lettura.

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Affermare la laicità dello Stato equivale, a voler parlare seriamente se non “scientificamente”, a dire che gli alberi son fatti di legno. È infatti del tutto immanente al concetto stesso di Stato, nella sua determinatezza storica, e cioè nella sua radicale distinzione sia dalla polis classica, che dalla civitas latina, che dalla res publica christiana medievale, il suo carattere laico.

La politica dipende sempre più da indicatori globali. Ma quali dati sono davvero importanti? Il paradosso del futuro: statistiche confrontabili globalmente, ma basate sul do it yourself. Dopo gli insetti, i pinguini e i monaci di clausura, le prossime star del grande schermo potrebbero essere le cifre: gli aridi dati delle statistiche mondiali presentati in modo così interessante e dinamico da affascinare anche il grande pubblico.

L’opinione pubblica viene spesso bombardata da una grande quantità di statistiche sui “sistemi Paese” che dicono tutto e il contrario di tutto. Come orientarsi in questo “mare magnum”? E come si colloca il Sistema Italia nel contesto europeo? east ne ha parlato con Roberto Monducci, direttore centrale dell’Istat. Che spiega perché non esiste un indicatore di sintesi della competitività. E che, comunque, gli indicatori degli ultimi anni non sono proprioconfortanti...

La gerarchia cattolica è profondamente imbarazzata perché lo scandalo polacco incrina la sua immagine di risoluta oppositrice del comunismo. Ma mentre le rivelazioni dagli archivi si susseguono, la Conferenza episcopale ammette le proprie responsabilità. Anche perché il caso Polonia non era sicuramente isolato. Casi simili stanno emergendo in tutti gli ex Paesi comunisti. E coinvolgono tutte le confessioni.

Hanno collaborato a questo numero:
Antonio Barbangelo
Silvia Bruschieri
Monika Bulaj
Massimo Cacciari
Sasa Carpaneda
Carmelina Carluzzo
Stefano Chiarlone
Alessandra Cipolla
Simone Cofferati
Matteo Ferrazzi
Giampietro Garioni
Saibal Gosh
Hans Holzhacker
Sanja Lucic Bianchi
Carlotta Magnanini
Marzia Mongiorgi
Marco Montanari
Franco Mosconi
Francesca Nenci
Fernando Orlandi
Silvia Sartori
Piero Sinatti
Donato Speroni
Danilo Taino
Maria Elena Viggiano
Guido Vigna
Vittorio Borelli