n.23 febbraio 2009

Ci sono due temi a cui nemmeno una rivista bimestrale come east può sottrarsi: l'interminabile guerra tra palestinesi e israeliani e le conseguenze sull'economia reale della crisi finanziaria innescata dai mutui sybprime. Sul primo tema, ospitiamo un editoriale di Massimo Cacciari e un'intervista a Avraham Burg, l'intellettuale che, insieme ad Abraham Yehoshua e Amos Oz, ha fondato il movimento Hatnua Hahadasha. L'intervista è di Marina Gersony. Sul secondo tema pubblichiamo un dossier che analizza in particolare le conseguenze della crisi sul versante asiatico. E cioè: come hanno reagito le economie di Cina ed India, quali le conseguenze sui loro tassi di sviluppo, in che cosa cambierà il loro modello di sviluppo. I contributi sono di Maria Weber, Giovanni Andornino, Alessandro Arduino, Claudia Astarita, Stefano Chiarlone e Marco Masciaga.

La copertina è dedicata invece a una questione che "scalda gli aniimi" in tutto il mondo: quella della libertà di culto. L'inchiesta è stata realizzata da Francesca Lancini e Alessandra Garusi. Con un contributo aggiuntivo di Aldo Ferrari sulla Chiesa d'Oriente.

Per i leader glocalisti, Antonio Barbangelo ha intervistato Stefano Landi, leader mondiale negli impianti di gas Gpl.

Quanto ai reportage, segnaliamo quello di Emanuele Confortin da Bhopal, di Emiliano Bos dallo Sri Lanka e di Massimiliano Di Pasquale da Ekaterinburg-

Infine una notizia: da questo numero east esce con un nuovo editore, lo stesso che cura la pubblicazione del settimanale "Internazionale". Il Comitato scientifico e il direttore responsabile ringraziano Baldini Castoldi Dalai per l'intelligente e proficuo lavoro fin qui svolto e danno il benvenuto al nuovo editore, a cui garantiscono fin d'ora la massima collaborazione per una nuova fase di sviluppo della rivista.

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Di fronte all'inferno di Gaza il dolore per quelle sofferenze è forse ancora superato dalla vergogna che dovremmo provare per l'impotenza a superarlo. Vergogna anzitutto nostra, dell'Europa, dell'Occidente. Per ragioni storiche che riguardano le nostre stesse radici, e che non possono essere dimenticate. Ma ancor più per l'incapacità conclamata di intervenire nel conflitto con strumenti diplomatici, economici, militari di reale efficacia.

È necessario però guardare in faccia la storia; non baloccarci con discorsi da "anime belle", occultando i fatti dietro al "dover essere". I fatti, a mio avviso, ci impongono oggi una considerazione contraddittoria. Forse lo scatenarsi dell'offensiva israeliana non è dovuta soltanto all'interregno fra Bush e Obama, ma a una situazione geo-politica che ha finito col derubricare la tragedia del conflitto arabo-israeliano a "guerra locale" tra Israele e un'entità statuale denominata "Gaza", dove regnerebbe il sovrano Hamas. Se così fosse, è chiaro che i contendenti avrebbero "mano libera" per condurre le ostilità fino a quella soluzione che sarebbero le armi a dettare. Ma le armi non potranno mai portare a una "soluzione", proprio perché questo conflitto mai è stato e mai sarà "gestibile" in chiave locale, anche se nei prossimi anni l'Occidente continuasse ad essere alle prese essenzialmente con la crisi economica, con la "rivoluzione" negli equilibri di potere prodotta dalla crescita cinese, indiana, con l'incognita "imperiale" russa, ecc.

Il tentativo di confinare questa guerra è impossibile. E così è impossibile "ridurre" le nostre responsabilità.

Bestseller in Israele, dove ha suscitato un acceso dibattito, ma anche sconcerto e dolore, il saggio di Avraham Burg osa sfidare il tabù della Shoah. «L'Olocausto è già penoso di per sé, quindi dovrebbe essere sempre di più un fatto da conservare nei luoghi della memoria e sempre meno in quelli della politica». Ma quante sono oggi le probabilità che si affermi un nuovo universalismo ebraico?

Si chiama Hatnua Hahadasha (Nuovo Movimento), ed è la formazione politica nata lo scorso dicembre su iniziativa di un gruppo di intellettuali, esponenti politici di sinistra e diversi scrittori, tra i quali Abraham B.Yehoshua, Amos Oz e lo stesso Burg.

Da qualche anno siamo entrati nella fase critica della società dell'immigrazione, cioè nella fase in cui non bastano più l'approccio economicistico e il codice giuslavorista per leggere e regolare il fenomeno, ma...

Hanno collaborato a questo numero:
Giovanni Andornino
Alessandro Arduino
Claudia Astarita
Antonio Barbangelo
Cristina Bombelli
Aldo Bonomi
Emiliano Bos
Massimo Cacciari
Alessandra Cipolla
Simone Cofferati
Emanuele Confortin
Massimiliano Di Pasquale
Aldo Ferrari
Alessandra Garusi
Marina Gersony
Wojciech Goreski
Francesca Lancini
Marco Masciaga
Dubravko Mihaljek
Fernando Orlandi
Farian Sabahi
Piero Sinatti
Matteo Tacconi
Maria Weber
Vittorio Borelli