n.26 ottobre 2009

Sono 120 le minoranze etniche ufficialmente riconosciute in Russia. In Cina, invece, sono 50. La gran parte di esse si trova in Asia, ai confini tra i due ex imperi comunisti. Negli ultimi anni le rivendicazioni di questi gruppi – a volte anche violente – hanno creato seri problemi di governancepolitica a Mosca come a Pechino.  east ha cercato di disegnare per la prima volta una mappa dettagliata delle minoranze asiatiche.
Rimandiamo i lettori agli articoli di Fernando Orlandi e di Claudia Astarita.

Prosegue,anche su questo numero della rivista, la riflessione sulla caduta del Muro di Berlino a cui avevamo dedicato il Dossier del numero 25. A occuparsene, questa volta, sono due studiosi di fama internazionale, entrambi membri del Comitato dei Corrispondenti della rivista: il russo Lev Gudkov e il romeno Vladimir Tismaneanu.

I reportage sono firmati da Emiliano Bos (Bangladesh), da Massimiliano di Pasquale (Zaporizhia) e da Emanuele Confortin (Kashmir).

Infine, il Dossier è dedicato alla Cina,in particolare al suo ruolo per far fronte alla crisi economica che ha coinvolto l’economia globale. Gli articoli sono a cura di Alessandro Arduino, Cristina Bombelli, Giampiero Garioni e Rita Fatiguso. Il Dossier si apre con un’intervista all’economista Mario Deaglio.

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Non sappiamo, mentre scrivo, come la Germania sarà governata nei prossimi quattro anni e se Angela Merkel succederà a se stessa.

I gruppi etnici ufficialmente censiti come minoranze sono 120 in Russia e 55 in Cina. La gran parte vive proprio nei territori di confine fra i due grandi ex imperi comunisti. Ecco una mappa completa della situazione e delle rivendicazioni che le etnie minoritarie avanzano ai rispettivi poteri centrali.

Sono quasi 10 milioni. Vivono nel Sud del Paese ma provengono dalle regioni più settentrionali.  Come altre minoranze hanno dovuto fare i conti con la maggioranza etnica degli han e con il centralismo del regime comunista. Il loro stile di vita, povero e primitivo, è stato raccontato da Françoise Grenot, un’antropologa francese.

Dalle ricerche dell'Istituto Levada, una radiografia del potere in Russia nel secondo dopoguerra. Ecco come si sono sviluppati i rapporti fra nomenklatura politica e burocratica e intellighenzia nel periodo di Breznev prima, in quello di Eltzin e Gorbaciov poi. La variante della “modernizzazione autoritaria” introdotta
da Putin è servita a legittimare frazioni concorrenti della nomenklatura, trasformandosi a poco a poco nella variante di un “autoritarismo senza modernizzazione”.

Hanno collaborato a questo numero:
Alessandro Arduino
Cristina Bombelli
Emiliano Bos
Emanuele Confortin
Massimiliano Di Pasquale
Lorena Di Placido
Rita Fatiguso
Giampietro Garioni
Alessandra Garusi
Marina Gersony
Lev Gudkov
Francesca Lancini
Carlotta Magnanini
Giovanni Moro
Fabio Mucci
Fernando Orlandi
Debora Revoltella
Sergio Romano
Monica Ruffa
Farian Sabahi
György Schöpflin
Piero Sinatti
Vladimir Tismaneanu
Maria Elena Viggiano
Vittorio Borelli