n. 27 dicembre 2009

Se ne discute da qualche anno ma, dopo la grande crisi mondiale innescata dai mutui subprime,la riflessione sulla adeguatezza o meno del Pil (Prodotto interno lordo) nel misurare il benessere delle persone e delle nazioni ha subito una forte accelerazione. Il mese scorso a Sadun, in Corea, si è svolto un convegno che ha cercato di gettare le basi per nuove metodologie di calcolo del reddito e della qualità della vita. Per east ha seguito il convegno Donato Speroni, a cui è stato affidato il coordinamento del Dossier.

Ampio spazio su questo numero della rivista alla Russia di Medvedev e Putin, tornata protagonista sulla scena mondiale. Ce ne occupiamo toccando vari aspetti: Natalija Zorkaja, dell’istituto Levada, tratta della religiosità dei russi dopo la caduta del comunismo; Piero Sinatti torna sul problema della corruzione; Cristina Giuliano, corrispondente da Mosca, intervista il capo del servizio antidroga del Cremlino Viktor Ivanov; Alessandra Garusi intervista invece il grande scrittore Viktor Erofeev; Massimiliano Di Pasquale manda un reportage da Poltava, la città di Gogol’; infine l’architetto Alessandro De Magistris spiega come sta cambiando la capitale russa dal punto di vista urbanistico e architettonico.
Sull’Europa dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona intervengono Riccardo Perissich e Gyorgy Schöpflin. Di  Cina scrivono Claudia Astarita, che traccia un profilo assai interessante della “scandalosa” Bai Ling, e Alessandra Cappelletti, che si occupa invece dello Xinjiang e del suo paradigmatico rapporto con il potere centrale di Pechino.
Francesca Lancini intervista lo scrittore Dominique Lapierre, da tempo impegnato sul fronte della povertà in India, mentre Nicoletta Ferro analizza la rilevanza sociale della dote in quel Paese.
Su questo numero, infine,debutta Stefano Carrer, che è stato per anni inviato del Sole 24 Orein Giappone e Corea. Carrer si occupa per eastdel Giappone dopo la storica vittoria dei democratici e si chiede come possa ora cambiare
il Paese del Sol Levante.

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Le elezioni presidenziali del 12 giugno 2009 sono state negative sia per il lato “islamico” che per quello “democratico” della Repubblica
islamica dell’Iran.

Dietro a certo euroscetticismo, come quello di Klaus, sembra riaffacciarsi la "questione tedesca". Contrariamente a quanto molti sembrano credere, non è mai esistita "un'epoca d'oro"
dell'europeismo tedesco.  La Germania ha semprepreso molto sul serio il concetto di parità fra gli Stati e ha sempre difeso con intransigenza i propri interessi. In particolare è sempre stata reticente, se non ostile, a qualsiasi progetto europeo che potesse condurla a pagare per il lassismo economico dei suoi vicini.  E ora, dopo il Trattato di Lisbona...

I teoremi centrali di tale tradizione europea di pensiero sono l'accettazione e il rifiuto delle utopie e degli ideali, la loro disamina e l'insistenza sul realismo. Al contempo, a partire dall'Illuminismo, l'Europa ha acquisito la capacità di osservare se stessa dall'esterno per accettare la propria contingenza, riconoscere che la propria versione della verità non è assoluta,  che qualunque asserzione può (dovrebbe) esseremessa in discussione. Il rifiuto di valori assoluti...

Hanno collaborato a questo numero:
Claudia Astarita
Antonio Barbangelo
Vittorio Borelli
Emiliano Bos
Alessandra Cappelletti
Stefano Carrer
Alessandro De Magistris
Massimiliano Di Pasquale
Nicoletta Ferro
Akessandra Garusi
Marina Gersony
Cristina Giuliano
Jamileh Kadivar
Francesca Lancini
Fernando Orlandi
Riccardo Perissich
György Schöpflin
Piero Sinatti
Donato Speroni
Marisa Elena Viggiano
Guido Vigna
Natalija Zorkaja