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Editoriale

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Le elezioni presidenziali del 12 giugno 2009 sono state negative sia per il lato “islamico” che per quello “democratico” della Repubblicaislamica dell’Iran.

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Dopo tre mesi, si è ancora in piena crisi. La democrazia si basa sul valore del singolo individuo e un ulteriore criterio è quindi il limite fino al quale sono garantiti alcuni diritti primari di ogni cittadino. Abbiamo un sistema di governo molto speciale, con molte caratteristiche proprie dei Paesi democratici (elezioni, partiti politici e un parlamento) e, allo stesso tempo, con alcuni criteri dei regimi tirannici. Il regime incarcera gli oppositori, vieta i giornali e tollerapochissimi cambiamenti. Ma non è una dittatura monolitica e si può piuttosto descrivere come un’oligarchia con un considerevole dibattito e dissenso all’interno delle élite.
Dopo le elezioni, capire la situazione è diventato ancora più complicato. Per gli iraniani le ultime elezioni sono state come l’11 settembre per gli americani, nel senso che è cambaiata la loro percezione. Tutti i problemi sono cominciati dopo l’improvviso e incredibile annuncio dei risultati elettorali. La procedura del conto dei voti è stata fondamentale per la crisi e infatti il famoso commediografo inglese Tom Stoppard disse che la democrazia non si esplica nel voto ma piuttosto nel conto dei voti. In modo analogo una volte Stalin disse: «Il numero di persone che partecipano alle elezioni non è importante, la cosa importante è chi conta i voti». Possiamo guardare alla democrazia in Iran da tre diversi punti di vista.

Il punto di vista del governo:prima e dopo la rivoluzione molti dei governi in Iran hanno usato la democrazia come strumento tattico per poter nascondere il fatto che il diritto di governare appartiene al governo e non al popolo perché incapace di prendere decisioni giuste. Ai tempi del presidente Mohammad Khatami si pose una certa attenzione alla democrazia e alla società civile, ma la resistenza nei confronti suoi e del Gabinetto fu veramente forte. Infatti le elezioni del 12 giugno sono state la più grande frode della nostra storia e molti hanno creduto che potesse esserci un colpo di Stato. Il governo ha usato le guardie rivoluzionarie, le basij e altre forze della sicurezza per cambiare il risultato. Dopo le manifestazioni pacifiche, è cominciata la repressione aTehran e in altre grandi città.
Molti famosi riformisti, giornalisti, fotografi e anche persone normali sono state arrestate. Alcune sono state ferite o uccise per strada e in prigione. Alcuni quotidiani e siti web sono stati censurati. Le linee telefoniche sono state messe sotto controllo. La copertura per i cellulari e gli sms è stata bloccata per molto tempo. Molti luoghi privati e pubblici sono stati distrutti e poi delle persone sono state accusate di averlo fatto. Iprigionieri sono stati torturati e costretti a confessare di essere parte di una rivoluzione di velluto.
Di questi tempi, il governo vede la democrazia come uno strumento occidentale per indebolire la rivoluzione islamica e i suoi valori. La repressione è diventata così dura, che contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi trent’anni, il governo non ha dato la possibilità a Hashemi Rafsanjani di tenere il sermone nell’ultimo Venerdì del sacro mese del Ramadan. Sembra che siano state compiute azioni dure da parte dei basij e delle guardie rivoluzionarie nei confronti di gruppi a favore dell’imam Khomeini. Nonostante le pressioni, gli iraniani hanno continuato la loro resistenza nei confronti dell’oppressione governativa.

Il punto di vista del popolo: la maggior parte degli iraniani, soprattutto quelli che vivono nelle aree urbane, la classe media, i giovani, le donne, gli studenti e gli intellettuali credono nella democrazia e la vogliono come stile di vita. Cento anni fa, la richiesta primaria della nazione era di instaurare un parlamento e il popolo usava il termine simbolico Adalat-khaneh (Casa della Giustizia). Cento anni dopo la rivoluzione costituzionale, gli iraniani aspirano ancora alla giustizia e alla democrazia.
Anche se i leader del movimento verde come Missavi, Karrubi e Khatami vogliono un cambiamento secondo i termini della legge, l’opposizione oramai mette in discussione non solo i risultati delle elezioni, ma anche il leader e il regime. I contestatori usano ogni opportunità per mostrare le loro obiezioni, non solo per strada ma anche sui tetti delle loro case cantando “Allah Akbar” (Dio è grande)
e“Via il dittatore”.
A causa dell’influenza della globalizzazione, sempre più nazioni hanno acquisito maggiore familiarità con la democrazia. Chiaramente, non significa che tutti abbiano la stessa idea di democrazia e riguardo a ciò che è successo durante le elezioni. Molta gente, come coloro che vivono nelle zone rurali, i poveri e quelli che dipendono dal regime, crede a ciò che vede tutti i giorni sulla televisione nazionale e sui media governativi. Intendo dire che, perlomeno quelli che hanno votato per Ahmadinejad hanno un’idea differente riguardo a democrazia,
libertà ed eguaglianza.

La legge costituzionale. Non c’è alcun dubbio che la democrazia si basi sulla legge. La Costituzione iraniana è un curioso ibrido di elementi teocratici, democratici e autoritari. Gli articoli 1, 2 e 56 investono di sovranità Dio, ma gli articoli 6, 62, 100 e 114 si appellano alle elezioni popolari per la presidenza, il parlamento e i consigli cittadini. La sezione 3 (articoli 19-42) garantisce, tra le altre cose, la libertà
di credo, di espressione, di stampa, l’associazionismo e ipartiti, le riunioni pubbliche e le marce, l’uguaglianza davanti alla legge, la dignità umana, la negazione delle discriminazioni e dei privilegi, la protezione delle minoranze etniche, la proibizione della tortura, lo stato
di presunzione di innocenza, la dignità dell’arrestato, il diritto a un processo e il diritto alla proprietà privata così come i diritti sociali quali la sicurezza sociale e il servizio sanitario. Questi articoli sono simili agli articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Alcuni articoli, come quelli sul Consiglio dei Guardiani e il leader,sono unici e controversi. La sezione 6 (articoli 91-99) riguarda il Consiglio dei Guardiani i cui membri sono eletti per sei anni. Il Consiglio dei Guardiani è formato da 12 membri (6 uomini religiosi selezionati dal capo supremo e 6 giuristi eletti dal parlamento dai giuristi che sono nominati dal capo della magistratura).
Secondo la Costituzione, il Consiglio dei Guardiani ha un ampio campo di responsabilità. Il parlamento non ha nessuno status legale senza l’esistenza del Consiglio dei Guardiani. Le leggi approvate dal parlamento devono essere inviate al Consiglio dei Guardiani che decide se la legge è incompatibile con l’Islam e la Costituzione. In caso d’incompatibilità il Consiglio rimanda la legge in parlamento perché venga rivista. Il Consiglio dei Guardiani ha anche la responsabilità di supervisionare l’elezione dell’Assemblea degli esperti, del presidente e del parlamento, così come il ricorso diretto all’opinione popolare e ai referendum. Questa supervisione comincia con la decisione sulla qualifica dei candidati e continua sino alla fine delle elezioni. È molto comune per loro la pratica di escludere candidati senza alcun motivo ed evitare di rispondere alle obiezioni. L’interpretazione della Costituzione è conferita al Consiglio dei Guardiani.

Un’altra parte della Costituzione è la sezione 8 (articoli 107-112), concernente il “leader”. È riconosciuto come la prima persona nel Paese e ha un ampio potere secondo la Costituzione. Secondo l’articolo 57 il potere del governo è conferito al legislatore, alla magistratura e ai poteri esecutivi che operano sotto la supervisione del Capo supremo religioso e sotto la leadership della ummasecondo gli articoli seguenti della Costituzione. I doveri e le responsabilità del Capo, specificati nell’articolo 110, includono la delineazione delle politiche generali della Repubblica islamica dell’Iran, la supervisione sull’appropriata esecuzione delle politiche generali del sistema, con l’istituzione di livelli per i referendum popolari, la risoluzione dei contrasti tra le tre parti del governo e la regolazione delle loro relazioni, il controllo sulle forze armate, la decisione di dichiarare guerra, l’elezione- dimissione della magistratura. Il leader è poi capo dei media, dell’esercito, delle Guardie della rivoluzione islamica e degli uomini religiosi del Consiglio dei Guardiani. Un altro articolo delinea le condizioni per le quali il Capo supremo può essere rimosso, ma la procedura è poco democratica e trasparente. La cosa strana di questo articolo è che i requisiti richiesti agli esperti sono decisi dal Consiglio dei Guardiani e questo mostra che il ciclo è difettoso. Da una parte il leader religioso e un Consiglio dei Guardiani potente sono riconosciuti dalla Costituzione. Dall’altro lato, c’è un aspetto democratico nelle elezioni del presidente e del parlamento.Questo dimostra che abbiamo un regime speciale di governo che non è né tirannico né democratico. Anche se il governo ha usato la propria forza per eliminare la democrazia e la volontà del popolo, il trend di democratizzazione sta diventando sempre più marcato e la società civile è diventata un elemento determinante nella costruzione del futuro dell’Iran.

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