n. 31 luglio 2010

Con questo numero east si spinge anche a Sud, nel Sudafrica di Nelson Mandela con un articolo di Wojciech Jagielski enel Burkina Faso, laboratorio di coesistenza fra etnie e religioni diverse, con un reportage di Donata Columbro. Si tratta di una novità in termini di contenuti che ne accompagna un’altra di carattere più strutturale: il passaggio a sei numeri l’anno anziché cinque. I risultati ci diranno se è stata una scelta giusta oppure no.
Il carattere sperimentale di questo numero della rivista è dato anche dal fatto che abbiamo puntato su reportage e racconti di viaggio, mantenendo soltanto le rubriche di lettura (Cose dell’altro mondo e Libri). Abbiamo inoltre acquistato –ed è la prima volta che lo facciamo – i diritti di pubblicazione di tre articoli molto speciali. Il primo, di Robert Fisk,inviato di punta dell’Independent di Londra, introduce ai segreti della cucina dei Paesi mediorientali; il secondo, di William Butler,del Guardian, racconta le notti alla Sodoma e Gomorra della morigerata Dubai; il terzo è una piccola chicca storica: si tratta delle memorie di viaggio in Turchia di lady Mary Montagu, gentildonna inglese vissuta fra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento.

Anche in questo caso sarete voi lettori a dirci se abbiamo fatto più o meno bene. Quello di cui siamo sicuri è che gli articoli scelti e pubblicati sono di ottima qualità e di facile lettura. L’ultima annotazione riguarda l’immagine di copertina e il portfolio fotografico: sono entrambi di Monika Bulaj, antropologa polacca, fotogiornalista di spessore e spiritualità fuori dal comune. Monika è rientrata da poco dall’Afghanistan, dove ha vissuto per tre mesi tra indicibili difficoltà e sofferenze. Le sue foto ci raccontano un Paese diverso da quello che quotidianamente ci propongono tv e giornali. Vedere per credere.

Vittorio Borelli

TUTTI GLI ARTICOLI


L'11 febbraio del 1990, qualche minuto dopo le quattro del pomeriggio, Nelson Mandela uscì di prigione per diventare poco dopo presidente del suo Paese. Condannato all'ergastolo, aveva trascorso in carcere ventotto anni, dei quali quasi venti nella colonia penale sull'isola di Robben, dove i governanti bianchi spedivano iloro nemici di pelle scura. Oggi gli ultimi abitanti dell’isola sono ex detenuti e i loro antichi secondini, le cui famiglie sognano di poter finalmente abbandonare un’isola che considerano maledetta.

Gorom Gorom è un grande agglomerato di circa 80 villaggi collegato alla provincia di Seno grazie a una strada di terra battuta, percorsa con ogni mezzo dai mercanti di tutta la regione per raggiungere la piazza dove ogni giovedì mattina si tiene il mercato più grande della regione saheliana. Il paesaggio che mi passa accanto mi ricorda che ci stiamo addentrando sempre di più in Sahel. .Il verde e il rosso delle pianure centrali scompaiono e il colore dominante diventa il giallo. Le donne portano grandi veli colorati e tra i capelli intrecciano gioielli di diverse forme e colori, mentre gli uomini indossano dei turbanti blu, bianchi o rosso scuro, a indicare la loro origine tribale: peul, tuareg, songhay..È a Gorom che inizio ad approfondire le radici della cultura islamica.

Il Paese più povero del Golfo Arabo strizza l'occhio all'Occidente, ma fatica a gestire i sussulti di radicalismo sul suo territorio. Qui le rivendicazioni tribali e le secolari contrapposizioni traclan locali rischiano di coincidere con la crescente attività di gruppi terroristici che rendono pubblica la propria affiliazione al franchising di al Qaeda. Tutto si mescola, proprio come le fragranze sulle bancarelle del suq.

PORTFOLIO FOTOGRAFICO

Viaggio in un Afghanistan diverso da quello raccontato dalle cronache di guerra

Hanno collaborato a questo numero:
Claudia Astarita
Emiliano Bos
Monika Bulaj
William Butler
Donata Columbro
Daniele Confortin
Massimiliano Di Pasquale
Nicoletta Ferro
Robert Fisk
Marina Gersony
Wojciech Jagielski
Francesca Lancini
Mario Masciaga
Michele Novaga
Antonio Picasso
Marjola Rukoj
Matteo Tacconi
Vittorio Borelli