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n. 31 luglio 2010


Fino al 1970, Moynaq sorgeva sulle rive del lago d'Aral, il quarto più grande della terra, con un'estensione di 68mila chilometri quadrati..Dai primi anni Sessanta il lago ha cominciato a ritirarsi fino agli attuali 16mila chilometri quadrati..Tre quarti dell'acqua sono evaporati, spariti senza possibilità di ritorno. Ma non è stata colpa dell'effetto serra o dei cambiamenti climatici. E nemmeno del buco dell'ozono. .Il lago d'Aral è evaporato semplicemente per colpa dell’uomo e dello sciagurato trattamento che la politica commerciale sovietica prima equella uzbeka e kazaka poi, hanno riservato alla natura.

Alle stratificazioni della storia e delle tradizioni religiose, si sono aggiunti i rancori etnico-politici. La convivenza religiosa è oggi particolarmente difficile fra israeliani e arabo-palestinesi. Secondo lo Statistical Yearbook of Jerusalem, l'osservatorio demografico della Municipalità di Gerusalemme, dei 743mila abitanti totali della città, circa 300mila vivono letteralmente ammassati nella Città Vecchia, un'area appena inferiore a un chilometro quadrato, secondo questa distribuzione: ebrei (68%), musulmani (30%)ecristiani (2%). Da un punto di vista etnico, gli ultimi due gruppi si considerano fieramente arabo-palestinesi. Ma il sindaco della città guarda avanti con ottimismo.

Lady Mary Wortley Montagu, poetessa e nobildonna inglese, amica tra gli altri di Alexander Pope e Joseph Addison, nel 1716 lasciò Londra per seguire il marito, ambasciatore in Turchia, a Costantinopoli. Pubblichiamo qui una letteratratta da Embassy to Constantinople.The travels of lady Mary Wortley Montagu,sugli usi e costumi delle donne turche. L’arguzia e la finezza narrativa della Montagu hanno mantenuto inalterato nel tempo tutto il lorovalore.

Il celebre corrispondente dal Medio Oriente dell'Independent ripercorre gli alti e bassi culinari di una straordinaria carriera. Dai banchetti con i reali di Giordania ai pasti consumati tra i fischi dei proiettili in Afghanistan.."Una volta a Teheran" scrive Fisk "la mancanza di pollo e patatine era così insopportabile da spingermi a cercare i locali più desolati per sfuggire alle meraviglie del kebab bahrge delle Persian salad, il primo un miscuglio di agnello, zafferano, pomodori, olive, burro e pepe nero, le seconde grossi pezzi di cetrioli, cipolle, pomodori e cuore di lattuga. Date le porcherie che ingeriamo noi reporter, a volte penso che meritiamo una vita più breve”.

 

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