n.35 aprile 2011

Questo numero della rivista chiude senza alcuna certezzasull’evoluzione della guerra in Libia.
Ma non potevamo certo esimerci dal tentare un approfondimento su quanto sta avvenendosulla sponda Sud del Mediterraneo. Lo abbiamo fatto chiedendo a giornalisti ed esperti di andare oltre la quotidianità e di offrirci una visione di prospettiva.
I fatti diranno se abbiamo visto giusto o meno. Un grazie particolarmente sentito, dunque, a Ugo Tramballi, inviato del Sole24Ore, che apre il Dossier enucleando i nodi strategici della rivoluzione in atto nel Nordafrica e nel Medio Oriente ; a Anthony Dworkin, dell’European Council on Foreign Relations, che ha cercato di descrivere la politica europea verso quelle aree; a Luca Agolini e Carmela di Terlizzi – di Prometeia – e a Elena Fenili – di UniCredit – per i loro contributi sui risvolti economici del problema ; a Ludovico Carlino per il suo articolo sullo Yemen e sul pericolo jihadista ; ad Antonio Picasso per l’approfondimento sui tribolati rapporti interreligiosi; infine, a Farian Sabahi, che ha intervistato la scrittrice Joumana Haddad sulla condizione delle donne islamiche.
Accanto ai consueti approfondimenti su Cina, Russia e India, segnaliamo due reportage: quello di Riccardo De Mutiis sul Montenegro, in bilico fra Europa e criminalità organizzata, e quello di Emiliano Bos sul Sud Sudan, lo “Stato che verrà”.
Sul versante della cultura, meritano attenzione l’articolo di Claudia Astarita sull’eredità della Rivoluzione culturale cinese, il ritratto della scrittrice ebrea lettone Marina Jarre curato da Marina Gersony e l’analisi di Federico Zanfi sulla nuova urbanistica di Tirana.
Infine, un cordiale benvenuto fra i nostri editorialisti a Danilo Taino, corrispondente da Berlino per Il Corriere della Sera.

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Sommario 

Se persino Jürgen Habermas dice che la Germania è “un colosso concentrato su se stesso”, è probabilmente arrivato il momento di porsi quella che per l’Europa è la madre di tutte le domande. Più di vent’anni dopo la Riunificazione questo colosso che ha ritrovato una sua forte coscienza nazionale, magari anche un po’ chiusa, come vede l’Unione europea? È ancora disposto a sacrificare parte del suo interesse nazionale per fare avanzare l’obiettivo europeista?

Uno Stato cuscinetto, fra Est e Ovest, fortemente influenzato dalla Russia sovietica. Ecco che cos’era la Finlandia, fino al secolo scorso. In questo numero, east se ne occupa proprio per capire se le cose stanno ancora così. La risposta, al termine di questo reportage on the road, sarà no: Helsinki è senz’altro uscita dall’orbita di Mosca. È oggi una democrazia avanzata, economicamente in crescita, con le donne in pole positionei bambini al centro del progetto politico.

In maggio ricorrerà il 90° anniversario della nascita di Andrej Sacharov, una delle due principali figure della perestrojka, paragonabile per importanza solo a Michail Gorbaciov. Sia l’uno che l’altro nei sondaggi del 1989 e del 1999 ottennero il titolo di “uomo dell’anno”, benché fossero percepiti dalla società in maniera radicalmente diversa: se al primo erano legate le speranze nella “democratizzazione” del regime totalitario, Sacharov era il simbolo dell’opposizione alla violenza e alla menzogna di Stato. Entrambi rimasero al centro dell’attenzione pubblica per un tempo relativamente breve: cinque anni dopo essere salito al potere Gorbaciov dovette dimettersi dall’incarico e divenne oggetto di un odio generale che per molti versi sopravvive tuttora. Al contrario, l’immagine di Sacharov divenne sempre più idealizzata. Nell’atteggiamento collettivo verso persone di tale levatura si manifestano il caratteredella società, le sue passioni, i suoi pregiudizi e le sue illusioni.

Hanno collaborato a questo numero: