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n.35 aprile 2011


Della scrittrice ebreo-valdese è appena uscito il romanzo Neve in Val d’Angrognache apre la nuova collana di narrativa dell’editrice Claudiana. È la drammatica epopea di una comunità di montanari nelle impervie valli valdesi del Piemonte sabaudo, piccolo avamposto protestante nel secolo della Controriforma. . La storia dei valdesi nel Seicento è una storia di dolore, deportazioni, massacri e fughe che presenta diverse analogie con quella degli ebrei. Vittime di rpressione e persecuzioni da parte dei poteri civili e religiosi, sono tornati in possesso dei loro diritti solo dopo traversie indicibili. Ma Marina Jarre è anche altro.

I cambiamenti del clima nei prossimi vent’anni domineranno le scelte politiche, influiranno pesantemente sul sistema economico, saranno all’origine di grandi flussi migratori. Tutti i Paesi, almeno quelli nei quali i governi sono in grado di guardare al medio e lungo termine, si stanno preparando a questo sconvolgimento, con grandi opere interne e con mutamenti nelle politiche di aiuto verso le aree del mondo più esposte al climate change. . Il mondo degli affari ha capito da tempo che la Terrasta cambiando, modificando polizze assicurative (per far fronte ai grandi disastri), rotte navali (per attraversare l’Artico) e dando vita a un ricco fatturato di consulenze.

Da anni l’Albania era sparita dalle cronache. Tanto che qualche giornalista si stava chiedendo che fine avessero fatto il Paese balcanico, i suoi profughi e i traffici illegali che per anni ne avevano offuscato il nome a livello internazionale. .Ma è bastata una sola giornata, il 21 gennaio 2011, ventiquattro ore segnate dagli scontri tra l’opposizione e il partito del premier Sali Berisha, conclusasi con un bilancio sconvolgente di ben tre morti e decine di feriti, per far rimbalzare di nuovo l’Albania sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo.

Il Piano urbanistico del periodo comunista è ancora il principale strumento di governo del territorio. Sopravvive come un malato terminale mantenuto artificialmente in vita, ormai incapace di dar conto dello stato attuale della città che avrebbe dovuto rappresentare e indirizzare. Sotto le sue campiture dai colori omogenei, dentro le sue zonizzazioni separate da linee nette, vive una variegata realtà di microtrasformazioni autorganizzate che ne ha stravolto la consistenza, talvolta negando del tutto le previsioni urbanistiche. Oggi Tirana è una città orfana di un’immagine che la rappresenti, che ne sappia orientare le energie di trasformazione verso una qualsiasi direzione condivisa.

 

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