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n.35 aprile 2011


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Se sono i nostri valori che hanno reso le nostre società ricche, democratiche e stabili, abbiamo il dovere di sostenere lo stesso tentativo che ora stanno promuovendo gli arabi. Quello che è accaduto in Tunisia, in Egitto, in Libia, e in altri Paesi avrà risultati differenti in tutta la regione perché la Tunisia è diversa dallo Yemen come la Grecia dalla Norvegia: in qualche luogo la democrazia funzionerà, in altri provocherà conflitti civili come in Libia; altrove ci saranno riforme e da qualche parte non accadrà nulla. Se tuttavia la rivoluzione di piazza al Tahrir avrà successo e l’anno prossimo l’Egitto sarà il primo paese della storia araba ad eleggere un presidente a suffragio universale vero, la novità darà una scossa a tutto il mondo arabo.

Nessuno è in grado di dire se le rivoluzioni in Egitto e in Tunisia porteranno a una vera democrazia. E il destino della ribellione in Libia è motivo di grave preoccupazione. In altri Paesi dell’area i movimenti di protesta si sono fermati allo stadio iniziale. Ma è chiaro che l’oggetto della riforma politica, in tutto il mondo arabo, è rimbalzato al centro del dibattito pubblico. Il processo di cambiamento in atto porta con sé pesanti implicazioni per l’Unione Europea a cui si presenta l’occasione per allinearsi con le forze democratiche del mondo arabo e fare ammenda per la debolezza delle passate politiche.

L’esplosione delle rivolte popolari nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo – dalla Tunisia all’Egitto e alla Libia – ha riportato alla ribalta le tensioni geopolitiche quale potenziale fonte di destabilizzazione della ripresa economica avviatasi a livello internazionale. Anche alla luce delle notizie di un repentino precipitare della crisi libica e della diffusione delle proteste ad altri Paesi (in primo luogo Bahrein e Yemen), cominciano ad affiorare i timori di un rapido effetto domino esteso all’intero Nordafrica e Medio Oriente, inducendo ad evocare per quest’area un’evoluzione analoga a quella sperimentata dai Paesi dell’Est europeo dopo la caduta del Muro di Berlino. La minaccia per l’economia globale è concreta e si trasmette principalmente attraverso un nuovo shock sulle quotazioni petrolifere: nella regione sono concentrati quasi i due terzi delle riserve mondiali di greggio e circa la metà delle riserve di gas.

 

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