n.37 luglio 2011

Che l’Europa fosse prigioniera della miopia e della modesta caratura della propria classe dirigente era cosa nota. Ma era difficile prevedere che la vicenda del debito sovrano greco finisse per essere gestita in modo tanto abominevole. Un problema che poteva essere risolto all’origine con un modesto esborso finanziario – rinviando a un momento successivo la definizione di nuove e più stringenti regole di buona amministrazione – è stato trasformato in un Moloch capace di ingoiare l’intera costruzione europea. Nel frattempo si è assistito a una performance degna del teatro dell’assurdo, in cui ciascun protagonista recitava, a uso e consumo del proprio elettorato, la parte del virtuoso o del pragmatico, del rigoroso o del flessibile, del custode delle regole o dell’innovatore…
Pensando al mondo globalizzato che avanza e alla ferocia della competizione che ne determinerà le gerarchie, non resta che dire: povera Europa!

Il Dossier di questo numero estivo è dedicato ai Balcani dopo la cattura di Ratko Mladic. Ma la vicenda del “boia di Srebrenica” è stato soltanto il “chiodo giornalistico” a cui appendere un’analisi che richiedeva da tempo di essere aggiornata. Il Dossier è stato curato da Jurica Pavicic, Raffaella Patimo, Cecilia Ferrara, Marjola Rukaj, Marina Gersony e Matteo Tacconi.
Il servizio di copertina è invece dedicato a uno dei temi più dolorosi della nostra epoca: quello dei bambini soldato. L’articolo di Claudia Astarita è sul Myanmar, ma il problema riguarda evidentemente molte altre parti del mondo, dall’Africa al Sudamerica.
Ricco e abbondante, stante la stagione, lo spazio dei reportage. Segnaliamo in particolare quelli di Emanuele Confortin e Francesca Donini sui traffici di droga e armi nell’Estremo Oriente; di Amedeo Ricucci sulla Libia; di Lijia Zhang sulla Cina e di Danilo Elia sull’Estremo Nord.
Per la cultura, infine, merita una menzione il bell’articolo di Massimo Libardi sulla Vienna di Sigmund Freud.

Vittorio Borelli

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Sommario

Gli europei e gli americani provano piacere e soddisfazione quando gli eventi del “terzo mondo” sembrano confermare la loro superiorità politica e morale. Non appena i giovani sono scesi nelle piazze dell’Africa del Nord, dello Yemen e del Bahrein per protestare contro i loro governi, l’Occidente ha salutato l’avvento nel mondo arabo della “sua” democrazia.

A concludere affari d’oro sono rimasti in pratica solo i cambiavalute in nero, che lavorano più o meno alla luce del sole, offrendo tassi molto allettanti rispetto al cambio ufficiale, grazie ai tanti connazionali – sono già 250mila – che lasciano ormai la città per andarsene all’estero, soprattutto
in Tunisia.

In Afghanistan a gestire il traffico della droga e i relativi proventi è la criminalità organizzata. Ma non potrebbe farlo senza l’appoggio di taliban e gruppi terroristici ad essi alleati.

Hanno collaborato a questo numero:
Claudia Astarita
Antonio Barbangelo
Emanuele Confortin
Alexia De Steffani
Massimiliano Di Pasquale
Francesca Donini
Danilo Elia
Cecilia Ferrara
Nicoletta Ferro
Alessandra Garusi
Marina Gersony
Cristina Giuliano
Francesco Guarascio
Francesca Lancini
Massimo Libardi
Carlotta Magnanini
Giuseppe Mancini
Alessandro Midlarz
Fernando Orlandi
Raffaella Patimo
Jurica Pavicic
Abelpolese
Amedeo Ricucci
Mariola Rukaj
Farian Sabahi
Matteo Tacconi
Stefania Viti Kawachi
Lijia Zhang
Vittorio Borelli