Editoriale

In democrazia bisogna scegliere da che parte stare. Così Solone codificava i doveri dei cittadini ateniesi: "Gli elettori devono sporcarsi le mani. Quando la situazione è grave, ogni cittadino deve prendere parte al dibattito, non si può rimanere neutrali". Lezioni di democrazia dal VI secolo. Dopo Solone arrivò il tiranno Pisistrato.

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Myrtò è una professoressa di letteratura antica all'università di Atene: il giorno delle elezioni si è trascinata al seggio e ha votato per Nea Demokratia. Poi è tornata a casa, ha abbassato le saracinesche e per ore ha fissato il soffitto.
«Mi sono violentata, io, da sempre all'opposizione, di sinistra, ho votato per loro... Mi sono sentita vuota, stanca, depressa».
Le elezioni greche sono state le prime elezioni globali: l'Europa, sugli spalti, osservava gli elettori greci che giocavano la loro partita.
«Per anni ho votato per calcolo politico, ma sempre rispettando la mia anima, non ho mai tradito i miei ideali in modo sostanziale. Questa volta l'ho fatto».
La sofferenza di Myrtò è quella di molti greci, che per primi hanno sperimentato l'effetto della globalizzazione.
Inizia un'epoca nuova: le ideologie non contano più, si vota per calcolo puro, per tattica.
Ormai i politici, ovunque in Europa, parlano per slogan: popolo, libertà, solidarietà, giustizia diventano parole vuote.
Le usano a sinistra e a destra, ma ormai nessuno ci crede più. Un cambiamento epocale.
Il dramma esistenziale di Myrtò è lo stesso di Jamila, studentessa egiziana, sopravvissuta alla rivoluzione di piazza Tahrir di febbraio. Ora anche lei si è trascinata al seggio e ha votato per il candidato dei Fratelli musulmani, contro l'ex generale.
Anche Jasmina a Belgrado ha fissato il soffitto quando hanno annunciato la vittoria di Tomislav Nikolic alle elezioni presidenziali. A Srebrenica non ci fu alcun massacro, ha detto recentemente il neopresidente.
Fino a pochi anni fa era un sostenitore di Sesijl, il nazionalista di estrema destra ora accusato di genocidio dalla Corte dell'Aja.
Durante la guerra sanguinosa e cupa degli anni Novanta, il giovane Nikolic era vicepremier di Milosevic.
Myrtò, Jamila, e Jasmina sono tre donne moderne, democratiche, che hanno votato liberamente, ma che quest'estate hanno perso una parte della loro libertà, della loro innocenza.

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