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n.44 ottobre 2012


La tendenza delle donne cinesi di partorire all’estero provoca l’intasamento degli ospedali e lo scontento delle mamme “locali”. Per questo Hong Kong ha deciso di bloccare dal 2013 il grande afflusso di partorienti dalla Cina.

Gli immigrati in Cina vivono in condizioni di emarginazione dal resto della società e fanno fatica a integrarsi.

C’è un filo di rame che racconta del tormentato rapporto tra Cina e Zambia. Un rapporto che da molti viene ritenuto esemplare delle vicende che legano la superpotenza asiatica al continente africano.

La Russia è il secondo paese al mondo per tasso di immigrazione, ma il governo, diviso tra uno spirito nazionalistico e la difesa di interessi economici crescenti, non ha mai adottato una linea politica coerente nei confronti del fenomeno.

Le colf asiatiche che vanno a lavorare nei paesi del Golfo si ritrovano in schiavitù, subiscono violenze, soprusi, maltrattamenti. Complici le agenzie di lavoro internazionali e la mancanza di una tutela legale.

La crescita dei flussi migratori favorisce anche il business delle agenzie di money transfer, colossi finanziari che però non aiutano lo sviluppo dei paesi che ricevono le rimesse.

La Svezia ospita la più grande comunità di iracheni emigrati in europa, un esodo che è diventato un’emergenza per il governo svedese. 

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