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n.48 luglio/agosto 2013


Da un povero villaggio del Nord-Est dell’India martoriato dai conflitti alle luci di Bollywood. Come Mary Kom, storica medaglia di bronzo nel pugilato femminile alle Olimpiadi di Londra, ha messo knockout i cliché e conquistato la gloria a suon di cazzotti.

Scontro tra grandi aziende farmaceutiche e tribunali indiani per i brevetti. L’India si è conformata alla normativa internazionale, e difende la sua industria, produttrice di ottimi generici diffusi in molti paesi in via di sviluppo.

È la più grande ondata di suicidi nella storia dell’umanità: circa uno ogni mezz’ora. Accade in India, dove, tra il ’95 e il 2010, più di 250mila agricoltori si sono tolti la vita. Ingerendo, nella maggior parte dei casi, pesticidi utilizzati per coltivare i campi.

Sarojini Damodaran Shibulal, per tutti S.D. Shibulal, fondatore e CEO della Infosys, colosso indiano dell’Information Technology.
Cinquantottenne, ha iniziato nel 1981 con 7 dipendenti e 250 dollari di capitale. Ora ha 155.629 dipendenti, 7 miliardi di dollari di ricavi annui e un’azienda che ne vale 30, di miliardi. Ma la crisi si fa sentire anche a Bangalore.

Mumbai è la città indiana più business-friendly. Capitale dell’economia ufficiale e di quella “al nero”, ospita la gigantesca industria del cinema: Bollywood. In India tutti sanno che Mumbai è il posto giusto per chiunque abbia un sogno che va oltre la condizione che gli è toccata per nascita.

Quando Li Keqiang è stato consacrato nuovo Primo Ministro cinese a marzo, ha immediatamente dichiarato che la sua prima visita all’estero sarebbe stata in India. La decisione di approdare a Delhi prima di visitare Washington, Berlino o Londra sembra delineare un chiaro cambio di strategia della politica estera di Pechino, e sottolineare come i rapporti alquanto gelidi tra le due economie asiatiche emergenti stiano cominciando a sciogliersi.

Jean Yim è una blogger e vignettista cinese che risiede a Hong Kong. Ha studiato dapprima Giornalismo in Cina presso la Peking University per spostarsi successivamente presso l’Università di Hong Kong, dove si è specializzata in studi sulla emigrazione cinese e la globalizzazione. Jingchao Peng è un giovane e brillante ricercatore cinese che vive a Pechino. Dopo aver iniziato i suoi studi in Cina, è emigrato a Tokyo dove si è laureato presso la Waseda University, per tornare poi a Pechino dove è stato assistente ricercatore presso il SIPRI China and Global Security Programme. Entrambi hanno conosciuto il “Sogno Cinese” ma hanno deciso di rincorrere il proprio…

Contraddizioni cinesi: Internet sotto ferreo controllo e decine di milioni di utenze telefoniche anonime. Il regime diffida del web, ma è consapevole che proprio il web sarà sempre più il motore della crescita economica del Paese.

Nemmeno lui, Zhang Yimou, il celebre regista di Lanterne Rosse, è sfuggito ai censori delle nascite. Il regista è reo di aver messo al mondo sette bambini da almeno tre donne diverse. L’uomo rischia una multa da 19 milioni di euro. In fatto di figli la Cina fa sul serio, da più di 30 anni. Tuttavia oggi sono in molti ad alzare il sopracciglio di fronte alla contestata legge del figlio unico.

“Il popolo cinese si è alzato in piedi”. Era il 1949 quando Mao Zedong salì al potere in un paese fiacco, ancorché vivo, dopo il lungo “secolo dell’Umiliazione”. Il Grande Timoniere riunificò una nazione allo sbando, militarizzandola. Sessanta anni dopo, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, la Cina è il quinto esportatore di armi al mondo.

L’idea di Xi Jinping è grandiosa: il “Sogno cinese”. A marzo, confermato capo del Partito Comunista Cinese dal Congresso Nazionale del Popolo, Xi si è rivolto ai membri dell’assemblea auspicando la rinascita della nazione cinese.

Il 25 marzo scorso è risuonato alto, forte e chiaro il “Buongiorno” in swahili (la principale lingua locale dell’Africa dell’Est) di Xi Jinping a centinaia di imprenditori e politici della Tanzania, riuniti a Dar es Salaam in un grande centro congressi, peraltro costruito dai cinesi.

Le loro dimensioni demografiche ed economiche, insieme un terzo degli abitanti e un quinto del Pil mondiale, portano molto spesso ad accomunare i due giganti asiatici tanto da arrivare al termine “Cindia” coniato dal politico indiano Jairam Ramesh qualche anno fa. Il dragone e l’elefante, però, hanno in comune meno di quanto si potrebbe pensare, nascondendo invece profonde differenze politiche e sociali.

Una nazione-continente: con 22 lingue ufficiali riconosciute dalla Costituzione, le letterature dell’India sono espressione di una cultura dinamica, eterogenea, complessa, lontana dall’immagine mistificante ed esotica che domina in Italia e in buona parte dell’occidente.

Anish Kapoor è un artista che mantiene le distanze, una figura solitaria che segue la propria rotta con grande meticolosità e coraggio. Attraverso varie interviste ci si avvicina alla complessità dell’artista.

Il teatro cinese moderno abbraccia due grandi categorie: il teatro tradizionale sempre più in declino nell’ultimo trentennio e il teatro di prosa (huaju, teatro parlato) che nasce all’inizio del ’900 con una forte influenza occidentale.

Ciò che non giunge sugli schermi può a volte essere altrettanto istruttivo – se non di più – di quello che invece viene proiettato. La censura dei prodotti cinematografici ci fornisce forse l’ambito ideale per verificare questo assunto.

Per avvicinarci a culture così profondamente diverse dalla nostra, come possono essere quella cinese e indiana, va necessariamente trovato il coraggio per immergersi in questi mondi con le chiavi di lettura giuste per analizzarli da prospettive che non ci appartengono. Come quelle degli aborti forzati, della propaganda e del misticismo.

 

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