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n.4 maggio 2005


In Europa la quota dell’industria manifatturiera è passata dal 30% del 1970 al 18% del 2001. Nello stesso periodo la quota dei servizi è salita invece dal 52 al 70%. Niente autorizza ancora a parlare di “deindustrializzazione”, ma è certo che ormai qualche problema strategico si pone, sia a livello dell’Unione sia nei singoli Paesi. Anche per effetto dell’Allargamento.

Due padri fondatori dell’Europa, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Altiero Spinelli, discutono dell’empasse in cui si trova l’Unione. Più pragmatico il primo, più idealista il secondo. Diverse risultano inevitabilmente le loro ricette per rilanciare il processo di integrazione. E sul trattato di Lisbona, firmato nel 2000, Spinelli ricorda che segnò un momento di grande speranza; Adenauer sottolinea invece che gli obiettivi sono stati clamorosamente mancati perché...

Albania, Bosnia Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Romania, Serbia e Montenegro costituiscono un’area economica di 55 milioni di persone. Su cui – spiega in questa intervista l’economista Franco Botta – già oggi operano circa 20.000 imprese italiane. Ma per consentire all’area di dispiegare le proprie potenzialità occorre anche investire. Prima di tutto in infrastrutture.

Il progetto di un Adriatico con un elevato grado di integrazione non va ostacolato, ma favorito. Sempre che, beninteso, la pace continui a regnare nei Balcani e che l’Unione europea non cambi natura e indirizzi. Dal punto di vista della sponda italiana, stante la fame di capitali nei Paesi del Sud-est europeo, si deve puntare anzitutto sull’aumento netto degli investimenti, sia diretti sia di portafoglio.

 

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