n.5 luglio 2005

La scossa dei referendum sulla bozza di Costituzione europea in Francia e Olanda non era inattesa e può anzi innescare un salutare ripensamento. Ne avevano parlato Mario Monti e Sergio Romano sui numeri precedenti della rivista, lo scrivono ora Giovanni Moro ed Enrico Letta: il primo affrontando, nell’editoriale, il problema dal punto di vista dei cittadini, il secondo facendo il punto sullo stato delle finanze dell’Unione. Per parte sua, in una lunga intervista, che tocca vari temi, tra cui quello dell’Europa, l’ebreo laico Moni Ovadia sottolinea che troppo poco si è fatto e si fa per favorire la cultura europea. Intendendo per cultura il cinema, il teatro, la letteratura, le arti visive... Ovadia, artista senza frontiere, abituato a dialogare con altre etnie e culture, avanza proposte precise in tal senso. D’altronde, che l’Europa sia una realtà contraddittoria ma irreversibile è dimostrato anche da un episodio che ha calamitato l’attenzione dei mass media di tutto il mondo nelle scorse settimane: l’acquisto di Hypovereinsbank, seconda banca tedesca, da parte di UniCredit. L’operazione è significativa sia perché si tratta della prima, grande fusione crossborder europea, sia perché vede protagoniste due banche della vecchia Europa molto attive nell’Europa centro-orientale. Ancora una volta, i mercati rompono gli indugi e indicano alla politica quale sia la strada da seguire. Nessun ostacolo è insuperabile se c’è fiducia nei propri mezzi e se si ha il coraggio di rischiare. Alcuni articoli della rivista affrontano il tema della delocalizzazione e della internazionalizzazione. Con una ricerca inedita della Fondazione Nord Est, commentata da Aldo Bonomi e Daniele Marini, con due imprenditori di successo, Zobele e Garulli, e con un gruppo di industriali che operano in Romania. L’altro grande tema affrontato in questo numero di east è quello della povertà. Un tema complesso e che presenta una molteplicità di risvolti: umani, politici, economici, istituzionali… La rivista cerca di fare chiarezza con contributi di Renato Ruggiero, Boris Biancheri, Jeffrey Sachs, Josè Luis Rhi-Sausi, Donato Speroni, Giulio Marcon e Gaetano Ferrieri. Particolare attenzione è dedicata alla polveriera degli Urali, con interventi di Piero Sinatti e Giovanni Bensi.

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Sommario

La musica e il teatro come linguaggi universali. L’impegno perché la vita non sia soltanto un incidente biosocioeconomico. L’Islam e il ruolo dei chierici. La passione per un’Europa che ancora non c’è. Papa Benedetto XVI e la femminilità. Intervista a Moni Ovadia, ebreo laico, artista senza frontiere, intellettuale che non nasconde, ma rivendica il proprio impegno politico e sociale.

Leggendo i commenti immediatamente successivi al micidiale uno-due con cui francesi e olandesi hanno messo a terra il progetto di trattato costituzionale, emerge come uno dei pochi elementi di certezza e di largo consenso la questione del rapporto delle istituzioni europee con i cittadini. Mi rendo conto che questa affermazione, a proposito di referendum, ha un significato in un certo senso banale; ma guardare le cose più in profondità, in un caso come questo, può essere di qualche aiuto.

Non siamo di fronte a un incidente di percorso. Occorre davvero ripensare senza pregiudizi ai 14 anni che ci separano da Maastricht. Solo così il processo di unificazione potrà ripartire su basi più solide. All’idea, nobile ma forse un po’ irrealistica, che sia possibile procedere tutti allo stesso modo…

Hanno collaborato a questo numero:
Antonio Barbangelo
Giovanni Bensi
Aldo Bonomi
Monika Bulaj
Carmelina Carluzzo
Stefano Chiarlone
Federico Ferraro
Gaetano Ferrieri
Cristina Giuliano
Enrico Letta
Carlotta Magnanini
Giulio Marcon
Daniele Marini
Sanzia Milesi
Giovanni Moro
Fernando Orlandi
Valerio Pellizzari
Debora Revoltella
Renato Ruggiero
Jeffrey Sachs
Giulio Sapelli
Piero Sinatti
Donato Speroni
dissemination.
Ugo Tramballi
Vittorio Borelli