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Il Sudafrica affronta l’anno più difficile

Il Paese tenta il passaggio più delicato e più pericoloso dalla fine dell’apartheid, a rischio sia l’economia sia la sua stessa anima. 

 

Il Sudafrica del dopo-apartheid si trova nel mezzo del suo anno più difficile. Il più tormentato, dall’esito davvero incerto. Un anno cominciato nella notte di sabato 8 giugno, quando l’anziano Nelson Mandela venne ricoverato d’urgenza per l’aggravarsi dei suoi problemi polmonari; e destinato a concludersi nel giugno 2014 – o forse qualche settimana prima – con le elezioni politiche generali, le quinte del Sudafrica democratico, la cui data precisa non è ancora stata fissata.

I fattori che concorrono a creare questa difficoltà collettiva sono sostanzialmente tre. Il primo è proprio l’ineluttabile declino psicofisico del padre della Nazione, il liberatore del Sudafrica, che ha compiuto 95 anni in luglio. Ora è tornato a casa, ma resta in terapia intensiva, con la respirazione assistita. Dopo il suo mandato alla presidenza dello Stato, dal 1994 al ’99, Mandela si è deliberatamente ritirato da ogni responsabilità pubblica, per non ostacolare l’avvicendamento alla guida della Nazione.

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