Punti di vista - Il difficile caso kazako

Ministeri tecnici sembrano aver sostituito lo storico ruolo strategico della diplomazia e le singole politiche estere nazionali trovano poco spazio nella globalità delle convenzioni. Il caso kazako pare essere il prodotto, poco riuscito, di questa nuova distribuzione delle parti.

Nella politica estera di una potenza regionale (troppo piccola per dettare l’agenda della politica internazionale ma troppo grande per accettare supinamente gli eventi che la concernono) non esistono soltanto i vertici, i trattati, i dibattiti all’Onu, i grandi negoziati. Esistono anche i piccoli eventi imprevedibili, le disavventure, i calcoli sbagliati, gli errori umani, i granellini di sabbia. L’arresto e la brusca deportazione di Alma Shalabayeva, moglie di un facoltoso dissidente kazako, appartiene a questa categoria.

Come in Francia qualche settimana dopo, la polizia ha agito sulla base di un mandato internazionale, ha temuto che la persona ricercata avrebbe resistito conla forza e ha preso le sue precauzioni. Lo stile è stato troppo brusco, i mezzi impiegati eccessivi, il trattamento riservato alla moglie del dissidente inutilmente aggressivo. Ma in altre circostanze, se la polizia avesse agito con un modesto spiegamento di forze e l’operazione fosse fallita, l’avremmo accusata di leggerezza e imperizia.

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