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Nota del direttore - “Tenersi stretti gli amici…”

East non è un settimanale e deve guardare al lungo periodo.  Non è nostro compito correre dietro alla notizia del momento, quale  che sia la sua importanza. Detto questo, è difficile non restare colpiti  dal “compromesso” nucleare recentemente siglato tra l’Iran da una parte e  Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania dall’altra. 

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L’accordo pone un tetto ai livelli di arricchimento del ciclo del  combustibile nucleare iraniano per i prossimi sei mesi in cambio di “un  abbassamento temporaneo, mirato e reversibile delle sanzioni” valutato  intorno a 7 miliardi di dollari (5,2 miliardi di euro) mentre si cerca una  soluzione definitiva. 

I mercati approvano, il costo al barile del greggio è sceso del 2% grazie  alla percezione che il Medio Oriente sia ora un luogo più sicuro per  l’estrazione petrolifera. Gli israeliani invece considerano l’accordo “un  errore storico”, mentre i sauditi sono inferociti e la politica mediorientale  americana sembra aver perso ogni coesione. 

Gli indulgenti che vogliono ancora attribuire una strategia alle azioni  Usa intravedono un agire politico basato sul principio “Tenersi stretti gli  amici, e i nemici ancor di più” – saggezza attribuita a vario titolo a Sun  Tzu, Macchiavelli e Petrarca, ma pare si debba a Michele Corleone ne  Il Padrino - parte II di Francis Ford Coppola (1974). 

Mentre attendiamo per avere un quadro più chiaro dell’evoluzione della  politica mediorientale americana, il mondo si conferma luogo di notevole  interesse. In questo numero Bill Emmott spiega che la Crisi Economica non  è questione di soldi, guardiamo le difficoltà incontrate nel “comunicare  l’Europa” e nel punire i pirati, e come la Mafia mantenga la pace. 

Ci occupiamo anche di cittadinanza animale, di proprietà spaziale,  dell’indipendenza catalana e proponiamo un interessante dossier dedicato  ai tre quarti del globo ricoperti dalle acque. 

Mentre andiamo in stampa è giunta la notizia della scomparsa di  Nelson Mandela. Mandela è ciò che più somiglia a un santo moderno;  saremo inondati di libri e articoli che tenteranno di ridimensionarne la  figura, sottolineando gli eccessi giovanili durante la lotta contro l’apartheid,  il carattere criminale della prima moglie Winnie e il fatto che il Sudafrica  non sia ancora un paradiso. 

Mandela merita il suo posto nella storia. La sua personalità, i suoi  princìpi e la sua stessa esistenza hanno indicato la via per uscire dal  sanguinoso vicolo cieco in cui si trovavano i popoli che si fronteggiavano  in Sudafrica. Li ha salvati, tutti, da una strage inenarrabile.

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