Ombre di guerra sul “giardino nero” del Caucaso

Trema la fragile tregua armata tra Azerbaijan e Armenia per il Nagorno-Karabakh.

ABaku, la capitale azera, tenere a bada i falchi è sempre più difficile. “Quest’anno il bilancio azero è di 28 miliardi di dollari. Di questi, 3 miliardi sono stati destinati all’acquisto di armi, più dell’intero bilancio armeno.” A vantare il vantaggio militare del proprio Paese nei confronti del Paese nemico non è il Ministro della Difesa, bensì il placido Presidente del fondo sovrano azero, Shahmar Movsumov.

Movsumov parla solitamente di investimenti immobiliari e titoli di Stato. Ma ora si lascia andare a toni bellicosi: “È ovvio che qualcosa dobbiamo fare. La gente non ne può più.”

Pieno di petrodollari, l’Azerbaijan da anni stanzia oltre il 10% del suo bilancio alle spese militari. Il delicato equilibrio di forze, che nel primo decennio di pace armata ha rappresentato un potente disincentivo contro un nuovo conflitto, sembra ormai venuto meno. L’Azerbaijan continua ad arricchirsi, e con gli introiti si rifornisce di armi turche e israeliane.

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