Vita da single per la Catalogna

Nella ricca regione spagnola, una rivolta fiscale si è trasformata in un forte movimento secessionista che sfida il Governo.

È stato impressionante, specie nelle riprese dall’elicottero trasmesse ripetutamente dalle TV regionali. L’11 settembre scorso centinaia di migliaia di catalani favorevoli alla secessione dalla Spagna si sono presi per mano, formando una catena umana lunga più di 480 chilometri, dai Pirenei al sud della Catalogna.

L’imponente manifestazione si è svolta nel giorno della Diada, la festa nazionale catalana che commemora la caduta di Barcellona in mano ai Borboni nel 1714, durante la Guerra di Secessione Spagnola, e la catena si è unita proprio alle 5:14 pomeridiane, vale a dire le 17:14.

La sfida lanciata al governo centrale spagnolo è imbevuta di simbolismo patriottico e fervore nazionale e visto che nel 2014 cade il trecentesimo anniversario della storica sconfitta, i promotori lo vivono come un mistico “anno di grazia” per il loro referendum.

Artur Mas, presidente della Regione Catalogna, esponente della coalizione nazionalista conservatrice Convergència i Unió (CiU), preme per la consulta secessionista, così come i nazionalisti di sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), il secondo partito della regione. L’ERC insiste perché il referendum si tenga nel 2014, non solo per cavalcare il ricordo del 1714, ma anche per allinearsi al referendum secessionista scozzese previsto in settembre. Madrid, chiaramente, non esulta.

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GUALA
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