L’Inghilterra vuole regolare il gioco al di là della Manica

È moralità, o vuole semplicemente una fetta più grande degli introiti?

A Londra la Camera dei Deputati sta discutendo una legge per obbligare le società di scommesse online a pagare il 15% di tasse sui profitti riscossi in Gran Bretagna. Questo provvedimento è l’ultimo tentativo del governo britannico di esercitare maggior controllo sui colossi del gioco offshore, molti dei quali sono britannici, vedi Ladbrokes e William Hill, sebbene le loro attività vengano gestite da sussidiarie nei paradisi fiscali. Nel 2001 il Primo ministro Gordon Brown aveva stretto un accordo sulla parola con gli allibratori che li convinse a ritornare a operare su suolo britannico, per poi fuggirsene appena la tassa sul gioco d’azzardo venne più che raddoppiata.

Più recentemente, nel dicembre 2012, il Dipartimento di media, cultura e sport suggerì che le scommesse online dovessero essere regolamentate in base al luogo di consumo, in modo da “combattere l’illegalità e la corruzione” e “proteggere il consumatore britannico” a detta di Hugh Robertson, Ministro di Sport e Turismo dell’epoca. 

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