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L’ultima monarchia divina

L’autorità morale del re thailandese fa da scudo a poteri ben meno divini.

Il sovrano thailandese Bhumibol Adulyadej ha 86 anni, è debole e compare ormai solo in rarissime occasioni. Ma nelle recenti proteste di Bangkok il suo ritratto è ovunque, così come lo slogan “Lunga vita al re”. Come mai? Dopotutto, ufficialmente il trono è estraneo alla politica. Esibendo il loro amore per “il Padre”, com’è chiamato, le folle monarchiconazionaliste si legittimano però dietro lo scudo della thailandesità. E allo stesso tempo, tradiscono la crescente paura che attanaglia i sudditi più fedeli di fronte all’inevitabile declino fisico di un re considerato semi-divino.

La figura di Bhumibol per la Thailandia moderna è assolutamente centrale: il sovrano è sul trono dal 1946, quindi la grande maggioranza dei Thailandesi quasi lo confonde con l’istituzione monarchica tout court. La storiografia di palazzo l’ha elevato a livelli di perfezione e di benevolenza assolute: una specie di santo infallibile che dispensa saggezza e idee per lo sviluppo, ha rappresentato il baluardo della stabilità in decenni difficili, è un esempio di morigeratezza buddista e per di più eccelle in hobby che vanno dal jazz alla fotografia. Le sue gigantografie adornano le città, l’inno reale con relativo filmato agiografico precede qualsiasi proiezione al cinema, e ai bambini viene presto insegnato a prostrarsi di fronte alla sua immagine.  

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