Lo spazio come poema epico

La sonda indiana su Marte non è solo un fatto scientifico.

Si dice che la modernità abbia inesorabilmente distrutto il senso di mistero e magia che permeava il mondo. Tre secoli di progressi scientifici e tecnologici oltre alla globalizzazione e al capitalismo su scala mondiale hanno privato il mondo della sua aura di spiritualità e di soggezione. La perdita del contatto con il sacro ha allontanato l’umanità dalla meraviglia incatenandola ai bisogni e ai capricci dell’individualismo a livelli mai visti prima d’ora.

Ma non potrebbe darsi che la modernità stessa possa rivelarsi capace di allestire meraviglie che infondano nuova linfa proprio a quei sistemi e oggetti? A questa capacita, più ancora che all’orgoglio nazionalista e allo zelo scientifico, si deve l’estatico interesse di milioni di Indiani per Mangalyaan (Veicolo per Marte), la sonda spaziale senza equipaggio lanciata nello spazio lo scorso 5 novembre dalla Indian Space Research Organization (ISRO).  

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