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L’arte della bancarotta

Lo stato portoghese tenta ancora la vendita di 85 quadri di Miró per fare cassa.

“Lotto 152: Femmes et oiseaux, anno 1968, olio su tela…”. Valore stimato, tra i 4 e i 7 milioni di sterline. Ma il dipinto di Joan Miró non è mai stato battuto all’incanto. La casa d’aste Christie’s ha bloccato tutto il 4 febbraio scorso, giorno previsto per l’inizio della vendita di 85 opere dell’artista catalano. Dietro il lotto 152 c’è la storia, tutta europea, di un Paese in crisi, di una banca in rosso e di un patrimonio in capolavori finito in mezzo agli asset tossici.

Il Paese è il Portogallo che faticosamente sta uscendo dalla sua fase economica peggiore e si trova ora a gestire un tesoro di colori e linee astratte nel tentativo di fare cassa.

Era il 2008 quando il governo, allora guidato dal socialista José Sócrates, decise il piano di salvataggio del Banco Português de Negócios (BPN). L’istituto privato era pieno di debiti, con un’insolvenza di 800 milioni di euro, e gravato da una mala amministrazione. Il suo Presidente, José Oliveira e Costa, è finito in carcere con l’accusa di frode fiscale, riciclaggio di denaro sporco, falso e abuso di credito.

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