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Tendenze - Twitter bot, automi che fanno opinione

I tweet che condizionano elezioni e fomentano rivolte spesso sono di robot.

Negli ultimi anni, denuncia il Potomac Institute Cyber Center, sono entrati in azione in Siria, nel tentativo di zittire i nemici di Assad; in Cina, affondando le proteste a favore della liberazione del Tibet, e in Russia, osteggiando le contestazioni contro il Presidente Putin. Si tratta dei bot, programmi “robot” per computer che riempiono Twitter di messaggi di varia natura, generando commenti e conversazioni in automatico.

“Si usano per guadagnare popolarità e influenzare l’opinione pubblica, attribuendo a temi o personaggi un consenso fittizio”, spiega Corey Nachreiner di WatchGuard, colosso americano della sicurezza informatica. Agiscono annegando i messaggi di protesta in un mare di spazzatura digitale e scrivendo minacce a chiunque pubblichi commenti scomodi.

Estate 2009: in Iran Ahmadinejad vince le elezioni e reprime nel sangue le proteste delle opposizioni che denunciano brogli. Il mondo ne viene a conoscenza soprattutto grazie a Twitter, il social network che permette la condivisione di brevissimi messaggi (fino a 140 caratteri) sfuggendo alle censure del regime.

È il preludio della cosiddetta Primavera araba, che dimostrerà il ruolo chiave dei social network per organizzare, comunicare e coordinare manifestazioni di piazza – nonché per consolidare il sostegno internazionale alle proteste, come sottolinea uno studio promosso dall’Osservatorio di politica internazionale italiano.

Ecco perché Twitter diventa sinonimo di “giornalismo popolare”, fonte di notizie di prima mano dai quattro angoli del mondo e termometro di ciò che fa tendenza.

Compresa l’importanza dello strumento, parte la lotta per manipolarlo. Su Twitter fanno la loro comparsa i bot. Molti sono innocui o, al più, molesti: il saccente Stealth Mountain, per esempio, vi rinfaccia gli errori di grammatica nei commenti che scrivete; Enjoy The Film vi svela il finale dei film di cui parlate; LogicalBOT, firmandosi Mr. Spock, interviene in qualunque conversazione sui temi tipici del mondo di Star Trek.

Altri bot sono invece creati per fini di marketing: lo scorso settembre, il programmatore americano Jim Vidmar, che da Las Vegas ne gestisce oltre 10mila per conto di una cinquantina di clienti, ha fatto guadagnare al gruppo musicale australiano dei Contagious 20mila fan in una sola settimana: fan in carne e ossa, conquistati grazie al passaparola orchestrato dalle intelligenze artificiali.

Secondo il Wall Street Journal lo stesso Mashable, un importante sito di news, ha fatto largo uso dei bot per scalare le classifiche del web.

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