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In caso di un attacco alieno...

Forse saranno i mujaheddin dell’Afghanistan a salvarci dagli extraterrestri.

Le forze armate russe non sono oggi in grado di respingere un attacco alieno, lo ha ammesso nel corso di una conferenza stampa lo scorso ottobre Sergey Berezhnoy, vicecapo della principale stazione di controllo satellitare russa, il Titov Space Centre di Krasnoznamensk.

“Sfortunatamente non siamo pronti a combattere civiltà extraterrestri”, avrebbe detto Berezhnoy secondo Russia Today rispondendo alla domanda di un giornalista. “Al nostro centro non è stato affidato questo compito. Ci sono già troppi problemi sulla Terra e nelle sue vicinanze”.

Il Centro si trova 40 chilometri a sud-ovest di Mosca e dipende direttamente dal Comando delle forze di difesa aerospaziali russe (BKO). Controlla circa il 75% dei satelliti militari e commerciali del Paese, oltre a mantenere i collegamenti con la Stazione spaziale internazionale (ISS).

L'eventualità di un contatto con forme di vita aliena è tornata di attualità negli ultimi mesi con l'annuncio fatto dalla Nasa – l'ente spaziale americano – della scoperta di un sistema solare nella costellazione del Cigno costituito da una stella nana rossa attorno a cui orbitano cinque pianeti.

Uno di essi, il Kepler-186f, avrebbe dimensioni simili a quelle della Terra e si troverebbe nella "zona abitabile", una distanza dalla sua stella che permetterebbe di mantenere l'acqua allo stato liquido. Nonostante disti 500 anni luce e sonde terrestri non possano raggiungerlo per ulteriori analisi, Kepler-186f è stato indicato come la prova dell'esistenza di mondi capaci di ospitare la vita.

La presunzione che forme di intelligenza aliena debbano essere pacifiche ha una certa presa sulla cultura popolare grazie al successo planetario di film come E.T. l'extraterrestre o più recentemente Avatar, ma la comunità scientifica ha mostrato negli anni più di una perplessità in merito.

Nel 2010, il celebre fisico e cosmologo Stephen Hawking si è detto critico al riguardo. "Dobbiamo solo dare uno sguardo a noi stessi per capire come una forma di vita intelligente possa svilupparsi in qualcosa che non vorremmo incontrare", ha spiegato.

Secondo Hawking, civiltà aliene, dopo aver consumato le loro risorse naturali, potrebbero vivere come nomadi su enormi astronavi cercando "di conquistare e colonizzare qualunque pianeta siano in grado di raggiungere". L'ipotesi di una siffatta invasione è stata presa seriamente in considerazione a partire dal 1897 con la pubblicazione del romanzo La guerra dei mondi in cui lo scrittore britannico H.G. Wells immaginò un violento attacco alla Terra da parte di imponenti mostri meccanici marziani.

Il tema fu ampiamente approfondito dalla letteratura del Novecento finendo per rappresentare le paure legate alla Guerra fredda. Fu in quegli anni che Stati Uniti e Unione Sovietica avviarono i loro programmi spaziali e diedero vita a una rivalità che portò i Russi in orbita con Jurij Gagarin nel 1961 e gli Americani sulla Luna con Neil Armstrong e Buzz Aldrin nel 1969.

La corsa allo spazio fu anche un pretesto usato dalle due superpotenze per sviluppare sofisticati sistemi satellitari di spionaggio e tecnologie per la difesa contro missili nucleari a lungo raggio. Con la caduta del muro di Berlino e il disgregamento dell'Urss, la Federazione russa ereditò gran parte delle strutture militari sovietiche ma la profonda crisi cui il Paese è stato sottoposto da allora ha di fatto posto una brusca frenata ai piani di sviluppo spaziale.

In questa ottica non stupiscono le dichiarazioni di Berezhnoy e d'altra parte risulta piuttosto evidente come nell'eventualità di un conflitto spaziale la responsabilità di coordinare una difesa terrestre debba ricadere sugli Stati Uniti. Secondo un rapporto diffuso nel 2002 dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) "nessun paese può rivaleggiare o contestare il dominio (spaziale) statunitense".

L'istituto di ricerca svedese precisava che alla fine del 2001, gli Usa avevano circa 110 satelliti militari operativi, ovvero i due terzi dei satelliti militari orbitanti attorno alla Terra; la Russia ne controllava una quarantina e il resto del mondo circa venti.

Il quadro internazionale da allora è molto mutato e paesi come Cina e India ambiscono ad avere voce in capitolo sulle questioni spaziali. Il governo di Pechino in particolare ha avviato programmi volti a raggiungere la Luna, a creare una propria stazione orbitale e a esplorare Marte. Nulla però lascia ritenere che il vantaggio tecnologico statunitense sia stato colmato.

Il Dipartimento della Difesa Usa infatti assegnerà a breve una commessa da sei miliardi di dollari per il progetto Space Fence, un sistema radar orbitale che lo US Space Command destinerà per ora principalmente all'individuazione di detriti spaziali che mettono a rischio navicelle orbitanti e satelliti. Stime di Euroconsult evidenziano come nel 2012 gli investimenti rivolti allo spazio raggiungessero la cifra globale di 72,1 miliardi di dollari. Di essi oltre la metà, 38,7 miliardi, erano attribuibili ai soli Stati Uniti, più di 10 miliardi alla Russia e circa un miliardo a Cina, India, Giappone, Francia, Germania e Italia.

Resta da capire se le più avanzate tecnologie terrestri – come i fasci di neutroni, i cannoni elettromagnetici a rotaia o magari l'ultima navicella spaziale interamente comandata a distanza, l'americana Boeing X-37– possano contrastare gli armamenti messi in campo da una civiltà aliena, progredita al punto da raggiungere la Terra e avere l'ambizione di conquistarla.

Nel frattempo adottando come guida il principio di precauzione – e quindi l'idea che sia meglio prepararsi a un'invasione che mai avverrà piuttosto che esserne travolti – alcuni ingegneri aerospaziali americani hanno scritto un libro (An Introduction to Planetary Defense: A Study of Modern Warfare Applied to Extra-Terrestrial Invasion, T.S. Taylor-B.Boan-R.C.Anding-T.Conley Powell) in cui sostengono tra le altre cose come la migliore tattica da seguire in caso di guerra asimmetrica contro forze aliene sia la guerriglia impiegata dai mujaheddin durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan.

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