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Spose bambine in Iraq, le nostre figlie non sono in vendita

La turbolenza nel Paese ha dato nuova vita a un vizio antico.

Le bambine spose in Iraq sono una tradizione. Dalla fondazione dello stato iracheno nel 1921, fino all'inizio degli anni Settanta, le ragazze non avevano voce in capitolo, era una questione di affari tra i genitori o i tutori, gestita in base a pratiche tribali. Le giovani donne venivano "cedute" a un'altra tribù come parte di una transazione, una pratica che in arabo si chiama Fasliah o "accordo". La donna non poteva sperare di ottenere il divorzio in futuro né poteva vantare diritti nella sua nuova famiglia.

Il progresso ha cambiato qualcosa, e a metà degli anni Settanta venne approvata una legge che pose fine ai matrimoni tribali. Un passo avanti che durò solo fino all'avvento di Saddam Hussein che prontamente reintrodusse le tradizioni precedenti.

Gli anni dell'embargo Onu tra il 1993 e il 2003 furono probabilmente il periodo peggiore in Iraq. La situazione economica precipitò e la maggior parte degli Iracheni riusciva a stento a procurarsi i beni di prima necessità. Alcuni genitori finirono per vendere le figlie per avere una bocca in meno da sfamare e sostenere la famiglia con la dote ricevuta dalla famiglia dello sposo. Le donne erano costrette ad accettare le decisioni familiari.

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