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L’Iran parla cautamente di “diplomazia accademica”

Il Presidente Rouhani chiede più libertà per docenti e studenti, ma la repressione resiste.

"Fidatevi delle università, non bloccate la diplomazia scientifica". Il presidente iraniano Hassan Rouhani parla con voce bassa e tono solenne quando pronuncia ad ottobre 2013 il suo discorso all'Università di Teheran. Davanti al rettore, ai professori, agli studenti esorta "tutti gli apparati di sicurezza e il Ministro dell'Intelligence" a lasciare i docenti liberi di partecipare alle conferenze internazionali, per "aprire la strada a questa diplomazia".

Eletto a giugno dello scorso anno con il 50% dei voti, insediatosi ad agosto, Rouhani promette di riaprire l'Iran al mondo, Stati Uniti compresi. E vuole partire dagli atenei. Lo dice a ottobre 2013: "E' una vergogna per una amministrazione che i suoi studenti e professori non siano in grado di esprimere le loro idee. Questo governo non tollererà pressioni di diverse fazioni all'interno delle università". Ripete il concetto "più libertà" a dicembre, lo ribadisce a un pubblico femminile per la festa delle donne e delle mamme in aprile.

Ma a più di un anno dalla sua vittoria alle urne è davvero arrivata una "primavera accademica" in Iran?

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