La Tunisia misura la sua nuova Costituzione

Un ritorno al rigido controllo sulla Rete provoca dubbi sui nuovi diritti civili.

Con l’approvazione della nuova Costituzione all’inizio di quest’anno, la Tunisia emerge dal tunnel definito, a nord e a sud del Mediterraneo, “l’Inverno arabo”– perché, tutto sommato, la famosa “Primavera araba” non ha sortito esiti granché positivi.

Dopo una gestazione di due anni, il documento è il risultato di un farraginoso processo politico, segnato da ripetuti annunci di elezioni, puntualmente rimandate.

La Carta è il prodotto di forti compromessi, tra cui la decisione, a fine 2013, del partito Ennahda (Rinascimento) di lasciare il campo a un governo di transizione senza colore politico che ne ha accelerato la stesura. Altro fattore importante è stata l’inedita unità d’intenti tra i partiti politici – oltre l’infinita pazienza dei tunisini - per cui attentati come l’assassinio del politico nazionalista Mohamed Brahmi e del rappresentante della sinistra laica Chokri Belaid non hanno portato a nuove, temute violenze.

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