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Laureati e sottopagati

Il mondo brama lavoratori qualificati, ma non necessariamente colti.

 Carmina non dant panem, la poesia non dà pane. Lo dicevano i latini e pochi li hanno smentiti. Ma il valore del detto sembra ora estendersi ben oltre le belle lettere strettamente parlando, al punto che in molti perdono fiducia nella laurea universitaria come mezzo per assicurarsi un futuro migliore. La pletora di giovani europei laureati, ma disoccupati o sottopagati, sembra dare ragione agli scettici.

Un recente studio su competenze e paghe in Italia (La Meglio Gioventù: Earnings Gaps across Generations and Skills in Italy) fornisce alla questione un sostegno accademico. Mettendo a confronto le retribuzioni percepite dagli italiani di tre diverse fasce di età, lo studio evidenzia la tendenza - diffusa anche in altri paesi - verso il calo delle paghe per le nuove generazioni. A differenza però che in Italia "è la meglio gioventù quella che soffre di più," cioè i giovani con il livello di studi più elevato, si legge nel testo.

La tendenza si manifestava già nettamente prima dell'inizio della crisi economica.

Sono infatti proprio i laureati (quando lavorano) a subire il divario retributivo più ampio se paragonati alle generazioni precedenti, mentre le differenze salariali si assottigliano per coloro che hanno un livello di istruzione più basso. In sostanza, i panettieri mantengono standard di vita simili a chi li ha preceduti, mentre i sociologi percepiscono sempre meno di generazione in generazione.


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