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Le migrazioni del cuore

La “Rottweiler” di Mandela parla con East del percorso da sostenitrice bianca dell’apartheid ad assistente chiave del Padre Fondatore del Sudafrica nero.

Zelda La Grange è una giovane sudafricana molto molto bianca e molto "boera" che per caso e per capacità è diventata una delle più importanti collaboratrici – la sua "Rottweiler" a detta di alcuni – di Nelson Mandela, oggi considerato, giustamente, un santo moderno.

Che sia chiaro: a un certo punto della sua carriera politica Mandela era un terrorista. Il governo sudafricano di allora non lo imprigionò solo in base alle deprecabili politiche razziste dell'apartheid, ma "anche" perché era tra i fondatori del "MK", la "Lancia della nazione", l'ala militare dell'ANC – il Congresso Nazionale Africano – che piazzava bombe e ammazzava la gente.

Questo è ciò che Zelda la Grange sapeva di Mandela prima di incontrarlo in un palazzo a Pretoria poco dopo la sua elezione alla presidenza sudafricana.

"La prima volta che lo incontrai, la cosa che più mi colpì fu la sincerità del suo sguardo. Aveva un sorriso contagioso. E la gentilezza delle sue parole. Mi parlò nella mia lingua, in Afrikaans. Fu uno shock, qualcosa di completamente inaspettato. Mi avevano insegnato ad aver paura di quest'uomo, dicendo che rappresentava una minaccia per il Sud Africa bianco".

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