Punti di vista - Yes, we can’t

Obama potrebbe rifarsi attraverso un nuovo partenariato con l’Europa.

Era una rock-star, quel 24 luglio del 2008, a Berlino, Barack Obama. Frotte di giovani e di anziani, di tedeschi e di europei arrivavano per vedere e sentire l’uomo nuovo che si candidava a prendere il posto di George W. Bush. Sotto l’insegna dello “Yes, we can”, prometteva al mondo una nuova leadership americana. Sei anni dopo…che differenza. Obama è presidente nel pieno del secondo mandato ma le speranze sono per lo più diventate delusioni.

In Europa, tra spionaggi informatici e sanzioni arroganti alle banche, cresce la frustrazione con Washington. Nel Medio Oriente, i vecchi amici non sono più certi di avere una sponda alla Casa Bianca. Libia, Egitto, Siria, Afghanistan, Iraq, Iran e poi Russia e Ucraina: il dubbio che corre riguarda la determinazione dell’Amministrazione Obama a essere il punto di stabilità nelle aree calde del pianeta. Timori sulla determinazione americana crescono anche nell’Asia dell’Est.


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