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La Polonia ha una ricetta per l’Europa

La forza duratura dell’economia polacca ha rafforzato la sua influenza a Bruxelles.

L’ultimo successo, quello che ha confermato la piena maturità del Paese, è arrivato solo poche settimane fa. Quando cioè il primo ministro Donald Tusk è stato nominato Presidente del Consiglio europeo, succedendo a Herman Van Rompuy.

Per la Polonia è stata una soddisfazione molto grande, ma altre non sono mancate negli ultimi 25 anni. La rivoluzione liberale iniziata negli anni Novanta ha permesso al Paese di diventare un esempio per gli altri, con una crescita media del 4,23% dal 1995 a oggi. Ora Varsavia guarda al futuro, e forse l’intera eurozona dovrebbe imparare la lezione polacca.

Per comprendere le ragioni del successo del Paese bisogna tornare indietro di circa trent’anni. A fine anni Ottanta il tasso d’inflazione era arrivato a quota 649% su base annua, il tessuto economico era poco innovativo e scarsamente competitivo, i polacchi erano sfiduciati e la curva demografica ne risentiva. Il referendum del 29 novembre 1987, per introdurre riforme politiche ed economiche, fu una sconfitta pesante per il Partito Comunista, ma diede il via al processo di rinnovamento liberale che iniziò negli anni Novanta.

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