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IL LIBRO DI EAST - La crisi secondo Martin Wolf

Come comportarsi per non Commettere gli stessi errori.

Provate a pensare com’è cambiata la nostra vita dopo l’inizio della crisi finanziaria esplosa nel settembre 2008, con il fallimento di Lehman Brothers. Siamo più depressi, meno ricchi, più magri, meno sognanti.

Non è facile abituarsi a un nuovo livello di spesa, né capire dove si è sbagliato. Eppure, solo in questo modo si possono evitare gli stessi errori del passato. Questa, de facto, è solo la premessa che sta dietro a The Shifts and the Shocks: What We’ve Learned— and Have Still to Learn—from the Financial Crisis, l’ultimo libro di Martin Wolf.

Quando nella primavera del 2007 è emerso che l’intero mercato immobiliare statunitense era totalmente drogato dai mutui subprime, in molti hanno tremato. Il mondo era seduto su una bomba destinata a esplodere. Si disse che la colpa era degli strumenti finanziari derivati, tanto complessi che nemmeno i loro creatori riuscivano a calcolare il prezzo mark-to-market del singolo prodotto. Sbagliato. 

Non è tanto lo strumento a essere dannoso, quanto il suo utilizzo. “Basta prendere un ragazzino uscito da una delle migliori università, dargli un portafoglio di clienti e promettergli incentivi del 100% dello stipendio annuale per renderlo un criminale”, disse nel 2008 Jim Rogers, decano dei trader in commodity. Alla base, un concetto semplice: è nella natura umana essere egoisti.

Ed era vero. Gli errori, ricorda Wolf, sono stati tanti. Si era pensato che Lehman Brothers, la quarta banca statunitense per asset, potesse fallire senza troppe ripercussioni per l’economia Usa. Invece, il suo colossale tracollo è diventato di proporzioni epiche, tali da congelare per settimane il commercio globale. In pratica, ha avuto lo stesso impatto di una guerra. E poi, c’è stata l’eurozona. Un’area economica costruita per unire, ma che ha finito per dividere sempre più. Meno male che la Banca centrale europea (Bce) ha imparato dai propri errori, tentando il tutto e per tutto per salvare l’euro. Se così non fosse stato, l’universo finanziario sarebbe stato spazzato via come un fuscello colpito dalla tramontana.

Sullo sfondo della crisi finanziaria, o meglio delle crisi, c’è un pensiero economico che procede in modo molto più lento e asfittico rispetto agli altri campi della ricerca accademica. In altre parole, incapace di rinnovarsi, forse per inedia o forse per il gattopardesco senso di mantenimento dello status quo. Come fa notare Wolf, il Neo-keynesianismo, il Post-keynesianesimo, la Teoria monetaria moderna, la Scuola austriaca e wickselliana hanno interessanti spunti di riflessione e hanno cambiato atteggiamento e natura, ma continuano a mostrare un incredibile grado di ortodossia intellettuale. “Solo cambiando il pensiero degli studenti di oggi, cercando di stimolarli per poi essere noi stessi stimolati, si potranno mitigare gli effetti delle crisi future”, scrive Wolf. Investire nella conoscenza per cambiare il sistema sociale, sia politico che economico quindi, è forse la più grande arma che il mondo ha dalla sua. Il problema non è tanto capirlo. Per Wolf, “il problema è applicarlo. E noi siamo già in ritardo”. 

@FGoria

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