Il vero Donald Tusk

Un ex Premier polacco racconta l’ex Premier polacco. Democratico, liberale, tifoso.

Mentre il primo vertice del Consiglio europeo sotto la guida di Donald Tusk si concludeva a Bruxelles il 19 dicembre scorso, diplomatici e giornalisti stentavano a definire lo stile del nuovo Presidente del Consiglio. Alcuni dicevano che la vecchia scuola di Herman Van Rompuy era stata rimpiazzata dalla business school dell’ex Primo ministro polacco. Ma Tusk è più animale politico che economista.

Molti hanno elogiato l’organizzazione del vertice (inclusa Angela Merkel, nonostante Tusk abbia iniziato il vertice senza di lei, visto che i leader di Germania e Francia si facevano aspettare), anche se questo non è mai stato considerato un suo punto forte. Dicevano che lo stile discreto di Van Rompuy era un retaggio del passato. Ma perché?

Una ragione è che a dispetto degli innegabili successi della Polonia – specialmente con Donald Tusk al governo – l’Europa dell’Est è ancora un mistero per gran parte dell’Occidente. Molti colleghi occidentali mi chiedono, perplessi, le ragioni del successo polacco dopo la fine del comunismo. Io mi sorprendo della loro sorpresa. È come se presumessero che la Cortina di ferro non permetteva alle persone di talento di svilupparsi e prosperare. Alcuni prosperarono, e Tusk ne è la prova.

E se a questo talento si aggiungono saldi principi, si ottiene una personalità politica di spessore. Gli anni della formazione Donald Tusk li ha passati a Danzica, una regione sotto l’influsso della tradizione anseatica, dove si respirava libertà e c’era apertura verso le iniziative commerciali. Se ne rese ben conto alla tenera età di 13 anni, nel dicembre 1970, quando le proteste di massa nei cantieri della sua città natale vennero represse brutalmente dal governo comunista. Un momento che l’ha profondamente segnato – come molti altri Polacchi – vedere la lotta tra il bene e il male, tra libertà e dittatura, manifestarsi in tutta la sua violenza.

Negli anni Ottanta Tusk era già un attivista maturo e responsabile. Cofondò Przegląd Polityczny (Rivista Politica), un periodico liberale clandestino. Era attivo sostenitore di Solidarność, il sindacato dei lavoratori, e portava cibo e provviste ai lavoratori dei cantieri, ancora una volta in sciopero. Nel 1984 fu incarcerato per il suo attivismo politico. Ebbe fortuna. Il Generale Jaruzelski, a capo della Polonia comunista dell’epoca, annunciò un’amnistia per i prigionieri politici appena tre giorni dopo il suo arresto.

Tutto ciò richiedeva coraggio e una predisposizione alle attività clandestine. Se catturati, Tusk e altri come lui rischiavano anni di galera. Forse per questo scriveva sotto due pseudonimi, uno con il nome femminile Anna Barycz. Ciò fu causa di un po’ d’imbarazzo il giorno che incontrai il direttore di Przegląd Polityczny. Rimasi sorpreso nel trovarmi di fronte il viso giovanile, e indubbiamente maschile, di Donald Tusk.

Oltre che nella rivista e nel suo attivismo politico, Donald Tusk riversava il suo talento sui campi di calcio di Danzica (spesso più adatti alla semina che al gioco). Le partite avevano un’importanza fondamentale per noi membri dell’opposizione. In un ambiente politico teso e pericoloso, era il solo modo per sfogarsi, sentirsi liberi e dimenticare la realtà. Più tardi, come Primo ministro polacco, insieme ad altri politici, Tusk prendeva parte alla partita annuale contro i giornalisti, questa volta in un vero stadio, la Pepsi Arena del Legia Varsavia.

La transizione di Tusk da politico dell’opposizione a Primo ministro non era scontata. Come in qualsiasi altro paese democratico, vinse e perse elezioni nella Polonia post comunista. Nel 2005 venne candidato alla presidenza. Nel 2007, quale capo del partito di centro-destra Piattaforma civica, fu eletto Primo ministro. A questo punto i Polacchi scoprirono che Tusk era più di un fautore del libero mercato. Era anche un democratico, aveva imparato ad ascoltare la voce del popolo.

Durante il suo primo mandato, Tusk traghettò la Polonia attraverso la crisi economica (fu definita “Isola felice” per la crescita nell’Europa afflitta dalla recessione). Entrò nella storia come primo Capo del governo della Polonia libera rieletto per un secondo mandato. Mandato che ha interrotto a settembre, primo politico dell’Europa centrale nominato Presidente del Consiglio europeo.

Il nuovo ruolo di Donald Tusk è importante per la Polonia e un bene per l’Europa. L’arrivo a Bruxelles di un leader la cui nomina è basata sul successo del suo Paese, su saldi valori morali e una forte dedizione all’Europa (un suo vecchio slogan politico recita: “Né a destra, né a sinistra, ma dritti in Europa”) e al rapporto transatlantico non può che giovare alla Ue. Tusk ha sviluppato questi tratti da ragazzo, nel calderone politico che era allora Danzica, li ha affinati da giovanotto coinvolto in attività clandestine. Li ha applicati in una Polonia libera. La gente mi chiede cosa aspettarsi dal nuovo Presidente del Consiglio europeo. Come persona che lo conosce intimamente posso sicuramente dire: more of the same. 

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GUALA
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