Immigrazione, terrorismo e islamofobia: quale 2015 ci attende? 


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L’avvento dei Big Data sta schiudendo le porte a una nuova rivoluzione scientifica in grado di cambiare potenzialmente il nostro modo di guardare al mondo e al futuro. Internet e i social network vengono in effetti sempre più utilizzati per comprendere l’evoluzione di fenomeni sociali complessi e per effettuare previsioni sul presente (nowcasting), ma anche su eventi futuri (forecasting).

L’idea, che potrebbe sembrare a prima vista una moderna declinazione della psicostoriografia di Isaac Asimov, viene tenuta molto in considerazione da governi come quello statunitense, che finanzia programmi quali l’OSI (Open Source Indicators) e il Recorded Future (elaborato dalla Cia in collaborazione con Google), con l’obiettivo di raccogliere ed analizzare i dati che circolano in Rete, al fine di anticipare cambiamenti d’umore dei cittadini, che possono risultare poi collegati a fenomeni quali rivolte, crisi economiche o persino catastrofi naturali.

Quanto detto, ovvero l’analisi della Rete come una sorta di moderno “Oracolo” in grado di aiutarci a capire meglio cosa aspettarsi nel prossimo futuro, è la necessaria premessa di quello che abbiamo voluto fare per East. Abbiamo scandagliato il Web cercando di capire le aspettative prevalenti (e meno gettonate) per il 2015 rispetto ai temi di politica internazionale più discussi in: Europa, Usa e Asia (come si può osservare dai grafici riportati). Tra le tematiche, non poteva mancare la questione Isis e le relazioni tra Occidente e mondo islamico. Dal 1 ottobre al 31 dicembre 2014 abbiamo analizzato quasi 2,3 milioni di commenti che parlavano di Isis, islam e mondo arabo, distinguendo tra quelli pubblicati sui social network (circa 1,8 milioni) e quelli diffusi dalle news online in inglese e geolocalizzati negli Usa e in Europa. 

I risultati mostrano che a fine 2014 la Rete, soprattutto e significativamente quella europea, guardava all’evoluzione delle relazioni tra mondo islamico e Occidente con un tono di crescente preoccupazione. Sui social network europei il 93,4% dei commenti esprimeva infatti un forte pessimismo per il futuro che ci attende, non facendo dunque presagire nulla di buono. Ma anche le news online, seppur in modo minore rispetto ai social, veicolavano in modo massiccio delle aspettative negative sia in Europa (74,7%) che negli Stati Uniti (72,5%). Quali le ragioni che hanno generato questo livello di pessimismo?

Una prima risposta emerge indagando i commenti pubblicati online in Europa. Il 26,7% delle news online ed il 21,7% dei post sui social media prevedeva infatti, già a fine 2014, nuovi attentati terroristici. Una paura che ha avuto in questo senso una drammatica e tragica conferma nei fatti accaduti a inizio 2015, con l’attentato alla sede di Charlie Hebdo, compiuto da terroristi islamici che hanno seminato morte e paura non solo a Parigi ma nell’intera Europa. In modo significativo, negli Stati Uniti la principale paura per l’anno nuovo era invece legata all’avanzata e al rafforzamento dell’Isis (24,1%), tema che veniva d’altra parte considerato con forza anche in Europa, sia dai social (24,3%) che dalle news (21%).

Le aspettative per il 2015 sembrano quindi mostrare una forte diffidenza verso il mondo del radicalismo islamico. E non caso il tema del rafforzamento dei controlli alle frontiere è un’altra delle aspettative che la Rete ci regala per il 2015. Il tema è caldissimo e l’idea che l’immigrazione verrà maggiormente regolamentata risulta infatti essere l’opinione prevalente quando osserviamo le news online, negli Stati Uniti (33,2%) come in Europa (29,4%), ma anche sui social il tema è stato fortemente discusso già a fine 2014.

Resta ovviamente da vedere se davvero si andrà in questa direzione, ma anche in questo caso, stando alla reazione dell’élite politica europea ai tragici fatti di Parigi, tra proposte di rafforzare i controlli, restringere i flussi, e l’idea di modifiche all’Accordo di Schengen, il dibattito in Rete sembra aver anticipato con accuratezza quello che sarà un tema sicuramente al centro dell’agenda politica nei prossimi mesi.

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