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Il conflitto non si esaurisce, i soldi sì. Come si salverà l’Ucraina e come reagirà l’Europa.

Sin dai tempi in cui si è separata dall’Unione Sovietica, nel 1991, l’Ucraina non ha mai goduto di buona salute. L’eredità dell’Urss era in parte obsoleta e l’Ucraina non ha saputo rimodernare la propria economia: inefficiente ed energivora, basata sull’energia a basso costo garantita dal gas russo. Quando nel 2006 la Russia ha iniziato a chiedere un prezzo sul gas nella nuova veste di vicino di casa e non più di fratello, i problemi sono aumentati. La crisi economica non ha risparmiato l’Ucraina, e di certo neppure le varie rivoluzioni, da quella arancione alle altre senza colore, hanno giovato alla ripresa.

Allo stesso modo anche l’ultimo cambiamento di governo ha lasciato buchi incolmabili. In un clima poco trasparente, i vincitori di Maidan hanno iniziato la caccia alle streghe, ovvero l’epurazione di ex dirigenti del Partito delle Regioni dell’ex Presidente ucraino Viktor Yanukovich, che ha portato a non pochi suicidi sospetti: morti per spari alla nuca, voli dal 17esimo piano, impiccagioni. Ma anche sequestri di proprietà, con raid armati stile Chicago anni Trenta. 

Ancora poco tempo fa l’interscambio commerciale con i paesi dell’Unione Sovietica, Russia in primis, era superiore al 60%. Quando nel 2013 Yanukovich negoziava l’entrata del Paese nell’orbita europea, doveva certo essere un po’ preoccupato: come si può escludere dai negoziati il prezioso vicino, da cui dipende di fatto la metà dell’interscambio? L’operazione richiedeva estrema attenzione e cura. Come se si volesse sostituire un arto che dà qualche problemino con una protesi super sofisticata. L’esito del delicato intervento dipende da come viene svolta l’operazione, dal virtuosismo del chirurgo, da come è fatta la nuova protesi e infine dal suo costo. Perché in ultimo chi paga è il paziente, sia in denaro che in eventuali errori. Quindi quando Putin ha proposto i 15 miliardi di prestiti, e uno sconto sostanzioso sul prezzo del gas, Yanukovich ha deciso di procrastinare l’operazione.

Com’è finita lo sappiamo. Yanukovich è dovuto scappare in Russia, il nuovo Presidente Petro Porošenko ha dovuto affrontare diverse difficoltà, dal conflitto interno alla paralisi dell’economia, accusando Yanukovich di aver rubato i soldi al popolo. Come unica soluzione ha chiesto soldi dappertutto, al Fmi, all’Europa, agli Usa, con poca speranza di restituirli. Perché nel 2014 il Pil del Paese è crollato del 7,5%, la grivna, la moneta nazionale, ha perso due terzi del proprio valore, e la svalutazione non si è fermata. Per frenare il processo di svalutazione, il 3 marzo scorso la Banca centrale ha dovuto alzare il tasso d’interesse di riferimento dal 19,5 al 30%, con un’inflazione al di sopra del 30%. Il rating del paese alla fine di dicembre era praticamente in default annunciato, come detto da S&P’s. E anche per quest’anno la previsione più rosea è un ulteriore calo del 5,5% del Pil.

In queste condizioni, ci si aspettava che governo e deputati tagliassero gli stipendi, invece a metà marzo Petro Porošenko ha abrogato i limiti alle retribuzioni massime dei deputati del Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino), dei membri del governo, dei procuratori, dei dirigenti pubblici, dei dipendenti della Banca nazionale dell’Ucraina e della magistratura. La legge è stata pubblicata sul giornale del Parlamento Golos Ukrainy. Un bonus per la prima tranche di 5 miliardi di dollari ricevuta dal Fmi?

Pochi giorni prima il board del Fmi aveva approvato un programma di salvataggio da 17,5 miliardi di dollari. Tra le condizioni messe dal Fmi ci sono i tagli sociali e l’aumento delle tariffe di gas ed elettricità. Ovviamente, la gente impoverita dalla guerra e dall’instabilità politica ed economica, non potrà pagare tariffe triplicate. È necessario quindi creare un nuovo programma di protezione sociale per i circa 2 milioni di utenti in difficoltà. Insomma, tutti espedienti che in un clima trasparente potrebbero funzionare. Ma l’Ucraina detiene la maglia nera della corruzione in Europa ed è 142esima nell’“indice di corruzione” 2014 dell’organizzazione Transparency International. “Scarsa trasparenza, enorme corruzione, pessimo ambiente imprenditoriale. Sono questi gli elementi che hanno portato l’Ucraina vicino alla bancarotta”, sottolinea Volodymyr Vakhitov, docente di Economia alla Kiev School of Economics.

Anche l’Europa ha promesso “almeno 11 miliardi di euro in due anni. Un pacchetto definito per assistere un governo ucraino solido, partecipato e orientato verso le riforme”. Ma alcune stime dicono che la “voragine” Ucraina necessita di almeno 120 miliardi di dollari. Come Kiev li reperirà, non si sa. Adesso negozia con i creditori per una ristrutturazione del debito entro giugno.

Il ministro delle Finanze ucraino, Natalie Jaresko, ha spiegato che la ristrutturazione potrebbe “essere la combinazione di taglio del capitale, estensione delle scadenze e riduzione delle cedole” per risparmiare 15 miliardi di dollari in 4 anni. I maggiori creditori sono Russia e Cina. E questo prestito del Fmi sostanzialmente va a tappare i buchi del budget ucraino, pagando i creditori, probabilmente con grosse perdite per loro.

Nel frattempo Kiev sembra preoccupata solo di armare il Paese. “L’Ucraina ha firmato contratti per importazioni di armi, anche letali, con 11 Paesi Ue”, ha gloriosamente annunciato Porošenko il 14 marzo scorso. L’Europa, prima di erogare i fondi, dovrebbe assicurarsi che saranno utilizzati nel processo di modernizzazione dell’economia e non per la guerra. Altrimenti saranno soldi buttati, anzi intrisi del sangue di civili ucraini innocenti, e nessuno li restituirà.  

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