CIBO&CULTURA - Eataly alla conquista del mondo

L’impero di Farinetti propone prodotti italiani a Tokyo come a New York.

Da Bali a Dallas è possibile sedersi in un ristorante italiano, dalla semplice pizzeria agli chef stellati.

Ma prima di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, nessuno aveva avuto l’idea di una catena di punti vendita per proporre contemporaneamente prodotti gastronomici della Penisola, punti di ristoro ed eventi culturali e didattici legati al cibo. Luoghi dove trovare la pregiata pasta di Gragnano, il meglio del cioccolato piemontese e decine di varietà dell’alta norcineria italiana, ma che nel contempo siano capaci, come racconta Farinetti, di “narrare le eccellenze enogastronomiche del nostro Paese, di farne conoscere la storia, la cultura, la tradizione”.

Il primo store torinese, aperto nel 2007 con il sostegno degli enti locali, ha inaugurato il concetto: una zona mercato organizzata per aree (salumi e formaggi, carne, pesce, ortofrutta, ecc.), ma anche ristoranti a tema, corsi di cucina e degustazione, libreria… 

Il gruppo, che ha fatturato l’anno scorso circa 320 milioni di euro (esclusi i franchisee), comprende oggi 11 punti vendita in Italia, senza contare franchising e partnership. Negli Stati Uniti, forte del successo del negozio di 7.000 mq sulla 5th Avenue di New York, ha aperto anche a Chicago. Eataly conta inoltre 8 negozi in Giappone ed è presente a Dubai e Istanbul. Nella scalata ai vertici della gastronomia italiana nel mondo, Eataly ha anche potuto contare sull’appoggio del movimento Slow Food, che ha fornito supporto per la selezione dei fornitori nel primo negozio torinese e ha seguito direttamente quella dello store di Roma. Oscar Farinetti riconduce il suo successo a ragioni semplici: “Portiamo nel mondo autentici prodotti italiani di altissima qualità e insegniamo alle persone che mangiare bene è possibile anche a casa”. L’imprenditore cavalca un’onda potente: quella della diffusione capillare del cibo italiano nel mondo, anche sulle orme degli emigrati. “La cucina italiana è fatta di ottime materie prime e ricette semplici. Se ci pensate, un piatto di spaghetti al pomodoro, se la pasta è buona, se il pomodoro è quello giusto, è una ricetta facile anche per chi non è un cuoco esperto.

È questa la forza della cucina italiana”, spiega l’imprenditore piemontese, originario di Alba, città famosa per i pregiatissimi tartufi. L’Italian Food è portatore di valori, “come l'artigianalità, la purezza e la stagionalità, caratteristiche tipiche della dieta mediterranea”, ma trasmette anche la nozione di convivialità. “Inoltre veicola l'idea di famiglia unita, di amore materno, di tradizioni che si tramandano...”, racconta il fondatore di Eataly.

La visibilità internazionale del gruppo farà un balzo in avanti con Expo 2015, l’Esposizione universale che si tiene a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre proprio sul tema del cibo: Eataly dispone infatti di un padiglione con 20 ristoranti, ognuno dedicato alle tradizioni di una Regione italiana. Expo “sarà un'occasione fantastica nonché un omaggio al nostro Paese e un palcoscenico internazionale per le sue biodiversità: umana, paesaggistica, artistica e agroalimentare. Quest'ultima è un primato italiano, risultato dell'incontro dei venti delle montagne e delle colline con le brezze marine”, spiega Oscar Farinetti.

Eataly potrebbe campare sui propri successi, ma il gruppo ha ancora fame. “Tra il 2015 e il 2017 apriremo in Germania, Francia e Inghilterra. La scelta dei paesi nei quali aprire un nuovo negozio è il frutto di un’analisi molto attenta ma anche di un sentimento di pancia”, dichiara Farinetti. Che intende quotare Eataly in Borsa nel 2016-2017, condizioni di mercato permettendo. Per questo l’imprenditore ha aperto il capitale del gruppo: con un investimento di 120 milioni di euro per una quota del 20%, nel marzo 2014 è entrata nell’azionariato la società Clubitaly, costituita dal fondo di private equity Tamburi Investment Partners con alcune delle più blasonate famiglie del made in Italy, come Ferrero, Lavazza, Marzotto e Branca. 

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