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IL LIBRO DI EAST - Making Money

Capire la moneta per capire la nostra evoluzione economica.

Il premio Nobel per l’Economia Paul Samuelson diede una definizione, valida ancora oggi.

“La moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare”, scrisse. L’origine della moneta e il suo ruolo sociale è alla base del libro Making Money: Coin, Currency and the Coming of Capitalism di Christine Desan, professoressa ad Harvard, studia i sistemi monetari internazionali e ha fondato il Programma di studio sul capitalismo dell’Università di Cambridge, Massachusetts.

Non è un libro per tutti. Chi si aspetta un libro economico, infarcito di formule matematiche, regressioni e grafici, potrebbe essere deluso. È prima di tutto un libro di storia della moneta e del suo ruolo. 

Ogni euro nel nostro portafoglio deve essere considerato come riserva di valore, che richiede un’offerta limitata per evitare fenomeni come l’iperinflazione, oppure bisogna pensare alla moneta come mero mezzo di scambio, che deve prevedere una sua creazione in modo più spinto? A oggi si tende a pensare che un’espansione di moneta, non avrebbe effetti sul commercio internazionale. L’unica conseguenza, dice la dottrina economica moderna, riguarda l’andamento dell’indice generale dei prezzi al consumo, ovvero l’inflazione. Più si espande la base monetaria, più c’è pericolo che i prezzi vadano fuori controllo. Tuttavia, come ricorda Desan, nel Medioevo c’era il problema opposto: a un’espansione della base monetaria corrispondeva un incremento del commercio. Allo stesso modo, più si riduceva il circolante, più si contraevano gli scambi fra economie. E quindi i regnanti spesso erano costretti a ridenominare la valuta utilizzata entro i propri territori. Come la definisce Desan, la versione antica del Quantitative Easing (Qe) della Federal Reserve e Banca centrale europea (Bce). Ma in questo caso c’è il rischio che si creino bolle speculative su alcuni beni. Un esempio è la bolla dei tulipani nei Paesi Bassi intorno al 1635, quando un bulbo venne venduto a 2.500 fiorini, mentre con la stessa cifra si potevano comprare 83 maiali.

Più di un lettore potrebbe domandarsi perché è interessante un libro sulla moneta. È presto detto. Dopo i subprime, dopo Lehman Brothers, dopo il Qe della Fed e Bce, dopo la crisi divampata negli Usa e quella dell’eurozona, c’è bisogno di capire in che mondo viviamo. Nel 2010 il finanziere Mohamed El-Erian, cofondatore di PIMCO, il più grande fondo obbligazionario al mondo, parlò per la prima volta di New Normal, la nuova normalità. È la condizione in cui ci troviamo. La crisi attuale non è solo una crisi passeggera, non è frutto di un ciclo economico, è lo scoppio di una situazione preesistente. È in corso, e chissà per quanto ancora, un ribilanciamento globale dei fattori produttivi. Le economie avanzate, dal secondo dopoguerra a oggi, sono cresciute secondo un modello di capitalismo che è risultato vincente. Ha portato benessere dove c’era miseria e ha permesso a numerose economie, basti pensare ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), di trovare prosperità. Ma l’attuale modello di sviluppo non può essere uguale per tutti. Perché da paese a paese, da società a società, cambiano i fattori produttivi, il territorio, le risorse naturali, la cultura dei cittadini. Per capire come evolvere la nostra economia serve comprendere l’evoluzione della moneta. E il libro di Desan è funzionale a ciò.

@FGoria

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