Il Mekong, un fiume da condividere

I progetti idrici del Laos minacciano la fragile economia cambogiana basata sulle inondazioni del Mekong.

“L’ apparenza inganna”, diceva il Buddha ai suoi discepoli invitandoli a guardare oltre l’aspetto effimero delle cose. Forse non con la stessa profondità spirituale, ma certo con lungimirante pragmatismo, i contadini e pescatori del Tonlé Sap hanno affrontato nei secoli le inondazioni del lago intorno al quale vivono, che per circa sei mesi l’anno trasforma le loro case in barche e i campi in sconfinate distese d’acqua.

L’apparenza effimera li fa sembrare alluvionati, ma la realtà è che quelle acque sono un perfetto fertilizzante e, quando si ritirano, lasciano spazio a generose risaie dove sguazzano miriadi di pesci.

Il Tonlé Sap è un miracolo della natura. È un lago, ma è un anche un fiume. Da novembre a maggio, le sue acque confluiscono nel poderoso Mekong che taglia in due la Cambogia per poi sfociare nel Mar di Cina Meridionale. Ma da giugno a ottobre, con la stagione delle piogge, il Mekong diventa talmente impetuoso che le consuete vie della natura non gli sono più sufficienti. 

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