Italia: “That’s amore”

La “pizza tropicale” è la regina della tavola cubana. Negli anni Sessanta Fidel Castro ha aperto migliaia di “pizzerìas” nell’isola caraibica.

Tutte le strade portano a Roma”, dice la 37enne Regina Hernández di L’Avana. “Io vado alla ricerca di tutto ciò che è italiano che sia alla mia portata”. Non ha ancora potuto visitare l’Italia. Tuttavia, un “viaggio spirituale” un po’ misterioso in Italia l’ha fatto 4 anni fa a una mostra allestita in occasione della Settimana della Cultura italiana, un evento organizzato dall’Ambasciata italiana a Cuba.

Vedere il Narciso di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) “è stata una rivelazione. Non sono molto religiosa, ma ho visto Dio”, giura Hernández. “L’Italia è cultura. E la sua cultura è amore”.

All’inaugurazione delle Giornate culturali italiane, lo storico cubano Eusebio Leal ha spiegato il “sentimento speciale” dei Cubani verso l’Italia: “Non c’è una sola città cubana dove non sia presente l’opera di Italiani. In tutte le città del Paese c’è la mano di artisti, pensatori, scrittori, uomini d’arte e di scienza italiani”. 

Le relazioni tra l’Italia e l’America Centrale non si limitano all’arte e alla cultura. Ne sono esempio i rapporti commerciali e gli aiuti. A Cuba, lo scorso marzo, è sbarcato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. Entrambe le parti hanno definito l’occasione “molto importante” ribadendo la volontà di intensificare l’interscambio economico bilaterale.

Per il “cubano della strada” la “relazione speciale” con l’Italia non passa dalle statistiche ufficiali. Molti stabiliscono un contatto con il Belpaese tramite l’arte culinaria. “La regina della tavola cubana è la pizza”, ha spiegato Adelaida, chef di L’Avana. “A Cuba le pietanze italiane sono preparate con un tocco tropicale. In questo paese caraibico, le persone adorano la cucina italiana, come in ogni capitale d’America” aggiunge.

La cucina italiana è dappertutto sull’Isola. Cuba è diversa dagli altri paesi latinoamericani perché il suo sistema economico poggia su criteri comunisti. Il potente Stato cubano amministrava l’acquisto e la vendita di alimenti nel Paese, e così anche l’apertura di migliaia di “pizzerie” negli anni Sessanta. Quando nel 2008 il sistema si è “aperto“, la tradizione delle pizzerie è rimasta. Milán, Vesubio, El Italiano, La Romana… nomi che si ripetono in innumerevoli locali ovunque, e offrono alla clientela ogni tipo di pietanza italiana.

“Ho riscontrato tra i Cubani, molto più interesse per l’Italia di quello che avevo immaginato, considerando che la cultura cubana è di origine spagnola e anche molto vicina all’America anglosassone”, dice Lucrezia Fanti, italiana, direttrice regionale del Dipartimento di sviluppo dei mercati dell’Havana Club Internacional a Cuba. “In parte ciò si spiega con il turismo, ma ritengo che ci sia dell’altro”.

La giovane italiana è rimasta colpita dall’interesse dei Cubani per le attività dell’Istituto italiano di cultura Dante Alighieri. “L’Istituto non riesce a soddisfare le tante richieste dei Cubani che vogliono seguire i corsi”. Fanti confessa che nella sua relazione con Cuba c’è “amore”. “Vivo con un cubano e forse per questo sono più vicina alla realtà locale rispetto ad altri stranieri che vivono qui”.

Il fidanzato di Lucrezia, Richel La Rosa, nato a L’Avana, ha visitato l’Italia in varie occasioni, è rimasto colpito dal dinamismo del Paese mediterraneo. “È come se tutto si muovesse a velocità doppia, c’è sempre molta agitazione ed è come se il tempo non bastasse. Ciò riempie di vita, ma è anche un sacrificio”.

Richel vede l’Italia come “un paese di opportunità, pieno di tradizioni e cultura, di profumi, sapori ed eleganza”. Tuttavia, in Italia riscontra anche “molta instabilità e insicurezza. È come se il Paese stesse attraversando un processo di trasformazione. Alcuni dei suoi problemi attuali sono di vitale importanza. Quello dell’immigrazione, per esempio, tocca tutti i visitatori stranieri” dice. Un’altra italiana, Rita Bariatti, autrice del libro Italiani nell’America Centrale, ha dichiarato che anche la sua emigrazione è stata motivata “dall’amore”. Nata a Milano, Bariatti visitò per la prima volta Costarica, dove risiede e dove ha sposato un medico, nel 1963.

Nei suoi libri ci sono ritratti di Italiani in Costarica, Panama, Guatemala, Nicaragua, El Salvador. I suoi protagonisti sono discendenti di Italiani emigrati in Centro America a partire dal secolo XIX. Il noto attore cubano Tomas Milián, diretto in Italia da registi come Luchino Visconti e Bernardo Bertolucci, lasciò l’Isola nel 1956, adolescente, per gli Usa. Lì James Dean e Marilyn Monroe ispirarono la sua carriera cinematografica.

Poi si recò in Italia e fu un colpo di fulmine. In una conferenza stampa a L’Avana, in visita l’anno scorso dopo decenni di assenza, è passato varie volte dallo spagnolo all’italiano senza rendersene conto e senza che i suoi aneddoti perdessero di carica emotiva, come quando ha raccontato come fu scoperto da Mauro Bolognini. Milián ha concluso dicendo di amare tanto l’Italia quanto Cuba.

Il romano Alessandro Zarlatti, maestro e scrittore che risiede a L’Avana, ha molto da dire a proposito dell’amore. La moglie è cubana e la loro figlioletta parla perfettamente sia lo spagnolo sia l’italiano.

Solitamente allegro, Zarlatti ha anche della malinconia. Sul suo amore per l’Italia, che divide con quello per Cuba, dice in italiano: “Per fortuna non si prova malinconia per quella bellezza! Perché non è lontana: è una bellezza che ogni italiano si porta dentro. Sempre. Dovunque si trovi a vivere”. 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA